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ABORTO/ Se la Spagna riconosce che il bambino non è proprietà della madre

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Un neonato nella culla (Foto: ANSA)  Un neonato nella culla (Foto: ANSA)

Il governo spagnolo di Mariano Rajoy introdurrà limiti più restrittivi alla legge sull’aborto voluta dal suo predecessore José Luis Rodriguez Zapatero. Al centro della riforma, annunciata dalla vicepremier Soraya de Santamaria, ci sarà il passaggio che attualmente consente alle ragazze spagnole tra i 16 e i 18 anni di abortire senza che ne siano informati i genitori. L’ex governo socialista aveva deciso che qualsiasi minorenne potesse abortire senza nessun limite nelle prime 14 settimane dal concepimento.
Mentre tra la 14esima e la 22esima settimana, la sola clausola prevista da Zapatero era che la donna indicasse le motivazioni della scelta. Tra le opzioni che consentivano di interrompere la gravidanza c’erano lo stupro, il rischio per la salute della madre, la malformazione ma anche il rischio psicologico. Un’opzione, quest’ultima, estremamente vaga e che in un anno è stata indicata dal 95% delle donne che hanno abortito.
Ora il Partito Popolare intende invece fare sì che tutte le minorenni che decidono di interrompere la gravidanza debbano prima ottenere l’autorizzazione del padre o del tutore. Ilsussidiario.net ha intervistato Alberto Gambino, professore di Diritto all’Università Europea di Roma, per chiedergli un giudizio sul dibattito in corso in Spagna.

Professor Gambino, ritiene che le modifiche annunciate dal governo spagnolo vadano nella giusta direzione?

Questa modifica restringe le situazioni nelle quali si può abortire, e già questo è un fatto positivo perché la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza ha un forte impatto culturale sugli ordinamenti in cui viene a operare. E’ una legge che contrasta con il diritto alla vita e tanto più indica dei limiti, tanto più favorisce e promuove quest’ultimo diritto.
Nel caso specifico, chiedendo anche il consenso dei genitori della minorenne che intende abortire, indica che il nascituro ha dei diritti che vanno al di là della semplice volontà del soggetto che vuole interrompere la gravidanza. Per essere sacrificato il diritto del feto ha la necessità di essere messo a confronto con più posizioni soggettive, tra cui quella dei genitori della donna minorenne che vuole abortire. Questo ovviamente non esaurisce i problemi che fa emergere qualsiasi legislazione sull’aborto, ma tuttavia nel restringerne l’applicazione offre una valutazione apprezzabile.
Il tema dell’interruzione volontaria della gravidanza è molto complesso e non si esaurisce certo in singoli interventi legislativi, ma ha bisogno di un confronto alto che dovrebbe avere sempre come stella polare colui che in questa situazione è comunque il soggetto più indifeso perché privo di voce, cioè il feto.

La legge di Zapatero prevedeva che le minorenni potessero interrompere la gravidanza senza autorizzazione dei genitori entro un limite di alcune settimane. Abortire una settimana prima o dopo cambia la sostanza delle cose?



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COMMENTI
29/12/2011 - La Bellezza è x tutti e si vede. (claudia mazzola)

Se le ragazze che vogliono abortire potessero guardare i miei vicini di casa, una coppia 25enne, mentre guardano il loro bambino di 1 anno, cambierebbero idea.