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ABORTO/ Se la Spagna riconosce che il bambino non è proprietà della madre

Pubblicazione:giovedì 29 dicembre 2011

Un neonato nella culla (Foto: ANSA) Un neonato nella culla (Foto: ANSA)

I limiti che si oppongono a questa scelta sono di natura culturale, perché sono legati a una visione del nascituro come cosa propria, e non invece come soggetto autonomo e persona. Purtroppo quando lo si considera come una proprietà, non si vede invece che quel bene giuridico ha una sua autonomia in quanto a diritti.
Se lo considerasse in questi termini, anche dal punto di vista culturale, si comprenderebbe che bisogna in tutti i modi preservarne l’esistenza. Se poi lo si ritiene che non si debba continuare ad accompagnarlo anche una volta nato, è perfettamente legittimo “abbandonarlo” ai fini giuridici aprendo una procedura di affidamento prima e adozione poi coinvolgendo altri genitori che lo volessero.
Quindi certamente è un problema culturale, che richiede anche un approfondimento alto, importante. Sempre salvaguardando il fatto che, dopo la nascita di un figlio affidato a un’altra coppia, da un punto di vista civilistico la donna non avrebbe nessun vincolo con il neonato. Per evitare di essere frainteso, volevo però fare una puntualizzazione.

Prego…

Le mie considerazioni non vogliono né rilanciare indebitamente il tema della revisione della legge sull’interruzione di gravidanza in Italia, né apparire come un’accettazione nei confronti di una legge che resta moralmente inaccettabile.

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
29/12/2011 - La Bellezza è x tutti e si vede. (claudia mazzola)

Se le ragazze che vogliono abortire potessero guardare i miei vicini di casa, una coppia 25enne, mentre guardano il loro bambino di 1 anno, cambierebbero idea.