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CAPODANNO 2012/ Quel giorno a Genova, in mezzo al fango, è nato qualcosa di nuovo

L'alluvione a Genova (Ansa) L'alluvione a Genova (Ansa)

Insieme abbiamo trovato i corpi sepolti nel fango, insieme li abbiamo dovuti scoprire e riportare alla luce. Sei morti abbiamo trovato quel pomeriggio e quella sera, in via Ferregiano. Direi che, nello sconvolgimento di quelle ore, fin da subito si è vista una strana unità fra la gente implicata nella tragedia.

E fin dalla stessa notte la gente di Genova ha tirato su le maniche e senza perder tempo (a questo ci hanno pensato i giornali con le loro interminabili e improduttive polemiche) ha iniziato a operare per disseppellire le macchine, scavare fra le tonnellate di fango. La gente più disparata, più estranea, più impensata ha imbracciato la vanga ed è venuta con noi nel fango: universitari, impiegati, operai, fannulloni. Una strana unità di gente che non si conosceva, ma che insieme non ha perso tempo. E oggi Genova è una città segnata dal cataclisma, ma che dal 4 novembre non smette di ricostruire: basta andare a vedere in via Ferregiano per vedere il frutto di questa operosità.

Questa unità si è vista anche adesso, nel periodo delle feste, che la gente ha affrontato non nell'abbattimento, ma con la speranza e la voglia di fare nate in questa strana unità. Questo, a mio avviso, ha molto a che fare col Natale e ci dona la speranza per iniziare un nuovo anno.

(Angelo Fadigati)

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