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LETTERA/ Caro Rodotà, più precisione sulla fecondazione assistita

Pubblicazione:martedì 6 dicembre 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 6 dicembre 2011, 13.18

Stefano Rodotà (Imagoeconomica) Stefano Rodotà (Imagoeconomica)

Caro Stefano Rodotà, su Liberazione del 27 novembre, in un’intervista in cui discute se esista una legge naturale, Lei scrive tra l’altro - per illustrare, credo, come i limiti naturali siano relativi - che da quando esiste la procreazione assistita “è possibile sapere se, quando e come procreare”. Mi permetto di non essere d’accordo con queste tre istanze. Detta così, sembra tutto rose e fiori - cosa che d’altronde Lei stesso riconosce dicendo “questo pone certamente un problema di limiti”; invece, la strada della procreazione assistita ha numerose incognite. La prima incognita riguarda proprio la certezza che con la Fiv si possa davvero decidere “quando procreare”; già, perché dopo una certa età la fecondazione assistita non funziona più, o comunque funziona poco, e l’ipotesi che con la Fiv si riesca a procreare “quando si vuole”, ohimè salta. C’è anche il rovescio della medaglia: se non si sta attenti a questa regola, si rischia di procrastinare la procreazione illudendosi che comunque “tanto c’è la Fiv”, e invece si resta a bocca asciutta. E con tanto rimpianto.

La seconda incognita sono i rischi legati alla Fiv (con la Fiv si può davvero scegliere “come” procreare?): per la donna i rischi da stimolazioni ormonali per produrre ovuli, e per il bambino un maggior tasso di prematurità, gemellarità e purtroppo anche di malformazioni sono dati che si possono ricavare da una semplice ricerca su un qualunque motore di ricerca medico affidabile, dunque sono verificabili, noti a tutti i medici. Certo, non significa che se fai la Fiv starai male o che starà male il bambino; ma il rischio c’è ed è maggiore della popolazione generale. Basta leggere il libro della caporedattrice dei servizi di medicina di France 2 (“Un bébé, mais pas à tout prix”), o le metaanalisi pubblicate dal Lancet (28 luglio 2007) e da Best Practice & Research (21 febbraio 2007). Dunque, si “sceglie come procreare”, o sarebbe meglio dire che “in certi casi ci si arrende all’evidenza e si ricorre alle tecniche mediche che non sono pari a zero”?

La terza incognita è proprio legata al tema della Sua intervista: esiste un comportamento “naturale”? Cioè è davvero una scelta neutra il “se procreare”? Ebbene, per me, nel mio mondo “naturistisco”, fare figli è naturale; scegliere di non farne è un’eccezione. Perché esiste nelle scelte biologiche un comportamento naturale: si chiama “ecologia”, e non è una cosa da bigotti, ma da scienziati. Proprio su questo tema scrissi assieme a degli ecologisti un libro intitolato “Ecologia della gravidanza” (Edizioni SEF), per spiegare che il corpo umano deve essere riscoperto nella sua interezza, e che ha delle regole. E la prima regola è che le ovaie e i testicoli stanno lì per procreare; come gli occhi non stanno lì per riempire le orbite, ma per ammirare il sole all’orizzonte o il volto di un’amica. Ma, infine, ci voleva la Fiv per decidere se procreare?


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