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ICI E CHIESA/ D’Agostino: perchè tante "non notizie" sul Vaticano?

Pubblicazione:venerdì 9 dicembre 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 30 gennaio 2013, 11.39

Foto Ansa Foto Ansa

Ce ne sono altre: un atteggiamento facilmente riscontrabile è quello del cinico; che non avendo alcun valore non può ammettere che altri ne abbiano. Non credendo in niente, è convinto che chi affermi di credere in qualcosa sia un ipocrita. E attribuisce le carenze proprie agli altri. Ci sono poi le ragioni del mercato. Al quale la cristianità, spesso, sottrae possibilità di intervento. Ovunque è presente un’attività solidale, lì non c’è occasione di profitto. Non è un caso, che il progetto delle banche etiche si stia facendo spazio con grandi difficoltà.

 

Che ruolo attribuisce al cosiddetto potere in tale attacco?

 

Difficile dare al potere un contenuto preciso e definito. Sta di fatto che, a livello globale, la Santa Sede è un unicum e, a differenza della Comunità internazionale che consiste in un insieme di Stati che difendono legittimi singoli interessi, interviene nel dibattito – magari sbagliando, ma non è il punto - nel nome del bene umano; per cui, in un diritto internazionale che si concepisce come equilibrio tra rapporti di forza, anche questo rappresenta uno scandalo.

 

Come giudica l’atteggiamento di tanti cattolici che accettano acriticamente le accuse mosse contro la Santa Sede?

 

C’è un’ingenuità di fondo. Molti pensano che le iniziative caritatevoli in ambito cattolico vadano poste in essere senza che vi siano alla base motivazioni spirituali forti e un’istituzione capace di rafforzare tali convinzioni. Bisogna ricordare che la Chiesa si è dotata di personalità giuridica, leggi e strutture, per il semplice fatto che, da 2000 anni a questa parte, si è resa conto che la sua missione necessitava di un’istituzione. 



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