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YARA GAMBIRASIO/ Brembate, quel paese che sa "guardare verso l'alto"

La chiesa di Brembate di Sopra (Foto Ansa) La chiesa di Brembate di Sopra (Foto Ansa)

E la seconda cosa di cui gli investigatori sono sicuri è che Yara è viva, nascosta, trattenuta da qualche parte per chissà quale motivo. Yara è viva, una certezza contro il tempo che passa. Due mesi che avrebbero convito chiunque del contrario.

 

Don Corinno Scotti, il parroco di Brembate confessa sotto voce. «Viviamo questa vicenda come se fosse il primo giorno. In paese c’è ancora un clima intenso di paura, ma anche di speranza, che non si è mai dissolta». La fede di don Corinno è la fede dei semplici, una fede incrollabile. In questi due mesi ha dovuto portare il peso di una comunità smarrita e impaurita. Ha dovuto ogni giorno abbracciare e consolare i genitori di Yara. Anche se confessa che più di una volta è uscito lui stesso consolato dalla forza di quei genitori.

 

C’era il rischio che la paura, la rabbia avessero il sopravvento. Ma non è stato così. «Questa vicenda - confessa - ha risvegliato invece un forte senso di solidarietà e di passione. È una vicenda triste, che però può servire a riunirci di più come famiglia, a riscoprire i valori che ci tengono uniti e guardarci di nuovo con occhi diversi, anche tra marito e moglie e tra genitori e figli». «I genitori di Yara - dice ancora don Corinno - mi dicono sempre: abbiamo altri tre figli, questa tragedia sta influendo sulla nostra vita, ma non deve diventare motivo di disperazione».

 

Due mesi senza Yara, un tempo insopportabile eppure un tempo grazie al quale si può capire davvero che non c’è disperazione per chi è capace di guardare verso l’alto. Dentro la chiesa di Brembate, c’è silenzio e pace. Appesa a fianco dell’altare, una grande scritta che è come una preghiera: “Attendere, infinito del verbo amare, anzi amare all’infinito”.

 

(Massimo Romanò

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