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Cronaca

IL CASO/ 2. Quel bambino-medicina, amato soltanto per la sua utilità

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Gli embrioni portatori di un difetto genetico sono solitamente destinati alla distruzione immediata o "donati" per scopi di ricerca, con conseguente distruzione al termine della sperimentazione.


Si può definire un embrione “vita”? 


L'embrione è uno di noi, un essere umano a pieno titolo, perché ciascuno di noi è stato un embrione all'inizio della propria esistenza. Di norma, la vita umana inizia con lo sviluppo dell'embrione, a partire dalla fertilizzazione, che - se non viene arrestato mediante una qualche procedura - prosegue con l'impianto in utero, la gestazione e la nascita, dando origine ad un bambino, ad un figlio di una donna e di un uomo, ad membro della comunità umana. Negare l'umanità dell'embrione significa non usare la ragione in modo ragionevole, perché si censura uno dei fattori fondamentali della persona umana: la sua origine biologica attraverso il concepimento e lo sviluppo prenatale. E' una questione di realismo e di ragione. Chi nega all'embrione umano il diritto di esistere, qualunque siano le sue condizioni biologiche e cliniche, censura gli orizzonti della ragione scientifica e antropologica e fa un torto alla scienza e alla coscienza dell'uomo.


Cosa ne pensa di tutta la vicenda?


Si tratta del tristissimo epilogo di una medicalizzazione ad oltranza del concepimento e della nascita che affonda le sue radici in una "concezione strumentale della vita dell'uomo", che non è più riconosciuta come un fine e un bene in se stessa, ma e asservita ad un progetto che le viene imposto dal di fuori. Un progetto che, come nel caso in oggetto, può apparire, a prima vista, positivo e socialmente valido (la cura di una persona malata), ma che non può essere giudicato come tale perché comporta obbligatoriamente il compimento di una azione intrinsecamente immorale: la selezione e la soppressione di altre vite umane innocenti, quelle dei fratelli più piccoli del bambino malato, gli embrioni "scartati" perché non geneticamente idonei al progetto terapeutico, che non vedranno mai la luce perché destinati a morire in laboratorio


Quali implicazioni etiche vi ravvisa?

 


COMMENTI
10/02/2011 - Ora che c'è amiamolo. (claudia mazzola)

Come si fa a rispettare una vita umana se non amando la sua carne, che questo bimbo abbia cura dei suoi fratelli ed i suoi fratelli di lui. Proprio ora con il Movimento x la Vita abbiamo seppellito 40 bambini abortiti, questa preghiera comune è il nostro amore per loro e per tutti i piccini.