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Cronaca

GEMELLINE/ Quell’abisso di un amore-possesso che ha ucciso Alessia e Livia

Mentre crea scandalo la notizia della morte per avvelenamento, MONICA MONDO rilancia una domanda più profonda: perché siamo incapaci di amare creature innocenti?

Le gemelline scomparse (Foto: Ansa)Le gemelline scomparse (Foto: Ansa)

Morte forse per avvelenamento. Questa la notizia che fa “accapponare la pelle” e che corre come una frustata dall’una all’altra agenzia. Perché, morte annegate o strozzate o per una pallottola farebbe la differenza? Veleno. Questa potrebbe essere la fine delle gemelline Schepps, rapite dal padre, fuggite ignare con lui, dalla Corsica verso il vuoto, che ha travolto lui e la sua follia di morte, lo scorso 3 febbraio. Chissà se han fatto a tempo a vedere il mare aperto, a sognare il guizzo della coda di un cetaceo, se qualcuno aveva parlato loro di balene e di pirati, di un mare grande che porta lontano. Chissà se hanno capito che il loro papà era il lupo cattivo, l’orco delle  fiabe che certamente avranno conosciuto all’asilo, dai nonni. In genere ai bambini si omettono i particolari delle storie più crude. Chi ha il coraggio di specificare che Pollicino, Hansel e Gretel, sono stati sacrificati dai genitori, accompagnati all’inferno per mano,  con una carezza, magari fingendo di fare il loro bene, di sottrarli ad una vita misera e infelice. 

La pietà verso i bambini significa troppe volte sopprimerli, e i grandi hanno sondato tutte le modalità di esecuzione, da quelle più cruente a  quelle chirurgicamente pulite. Avrà pensato, quel padre sventurato, che mai e poi mai avrebbero potuto crescere con una madre cattiva, da cui si era appena separato, che odiava. Avrà creduto, temendo di perderle, di cristallizzare per l’ultima volta  il loro sguardo innocente e poi chiudere gli occhi,  per non dover reggere un ricordo insopportabile. O avrà sadicamente congegnato di far loro del male per vendetta, verso la moglie e la vita.

La cronaca ogni anno ci racconta storie così. Possiamo ancora sperare che le abbia affidate a una mano amica e segreta, che come nei miti antichi si curi di loro,  una capra, una lupa, per poi restituircele giocose, immemori e liete? Non più. Non ci sono più selve e torrenti e anfratti sicuri, oggigiorno. Non ci sono pastori provvidi che si prendono cura dei bimbi abbandonati. Soprattutto non c’è più la certezza che la vita va preservata sempre, e comunque, che puoi chiudere la tua esistenza dannata, ma lasciare una porta aperta alla speranza, alla pietà, almeno per chi ti è più caro.