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GEMELLINE/ Quell’abisso di un amore-possesso che ha ucciso Alessia e Livia

Le gemelline scomparse (Foto: Ansa) Le gemelline scomparse (Foto: Ansa)

Matthias Schepps, 42 anni, avrà pur giocato con le sue bimbe. Avrà guardato compiaciuto come stavano bene con quel completino da festa, come dormivano nel lettino stringendo il peluche stropicciato, abbandonate al sonno, sicure nella casa di mamma e papà. Avrà pensato al loro destino, alla loro felicità. Non si è uomini, senza un barlume di questi pensieri. Dunque, un assalto improvviso del male può averlo trasformato in una belva (ma le belve non uccidono i loro piccoli, almeno non i loro), o un’improvvisa follia  avrà cancellato ogni traccia di paternità, come accade a troppi genitori assassini: più si perde il significato, la gioia del vivere, più aumentano gli infanticidi, si cancella la vita stessa, incarnata in quei visetti che ci interrogano, e chiedono di essere amati. Si saprà, prima o poi, se papà era un omicida o un malato di mente, come osiamo sperare, perché qualunque aldilà non sia per lui  pena eterna e dannata dal rimorso.

Guardo il sorriso  biondissimo di Alessia e Livia, e spero che, se un miracolo non  le ha preservate, un miracolo le abbia fatte addormentare insieme, serene, fiduciose, per passare tra braccia che non le abbandoneranno mai più.  Spero che non trovino mai i loro corpi, che questa ferita sia risparmiata alla madre. Spero che la curiosità, e la morbosità di letture troppo voraci della cronaca nera lascino il posto ad una preghiera, o almeno  a una riflessione. I bambini pagano sempre per errori e colpe che non hanno.  Sono troppi i bambini umiliati, offesi, straziati da adulti sempre più disumani o assenti. Livia e Alessia le conosciamo, come conosciamo il faccino di  Denise Pipitone,  e di troppi scomparsi su foto ormai sbiadite dal tempo; sappiamo dei fratellini arsi dal rogo che ha lasciato attonita una città, domenica scorsa. Di tanti non sappiamo nulla, neppure il nome.  Questo sì “fa accapponare la pelle”: perché non sappiamo amare, com’è ragionevole, com’è naturale, creature così. Che uomini siamo, cos’abbiamo perduto? E’ la domanda viva che cambia, non  le risposte.

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