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FESTA 17 MARZO/ Si lavora o non si lavora? La politica è divisa e il governo ancora non ha deciso

Il logo della festa dell'Unità d'Italia Il logo della festa dell'Unità d'Italia

IL MONDO DEL LAVORO - La risposta è… Nessun lo sa. Da giorni i politici, ma non solo loro, discutono e litigano pure. Tutto è cominciato quando il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha esordito dicendo che è meglio se il 17 marzo gli italiani si rechino a lavorare come ogni altro giorno. "I festeggiamenti sono essenziali" ha detto "ma in un momento come questo un onere di quattro miliardi di euro per le imprese forse non è la cosa migliore per la loro crescita".

Quattro miliardi di euro sarebbe la cifra che le imprese perderebbero se nessuno si recherà a lavorare il 17 marzo. Le ha fatto eco Raffaele Bonanni, segretario della Cisl: "A me dispiace che si debba litigare anche sulla giornata dell'Unità d'Italia" ha detto "ma secondo me le istituzioni avrebbero fatto bene a discutere e a verificare con le parti sociali l'impatto economico della festa. Se le avessero coinvolte, sarebbe stato meglio". Più pilatesco il segretario della Uil Luigi Angeletti che propone di unificare la festa del 2 giugno e quella del 17 marzo in una sola festività.

La segretaria dalla Cgil Susanna Camuso sarebbe invece d'accordo nel concedere una giornata di riposo ai lavoratori: "Si sta facendo un gigantesco dibattito su una festività come se il nostro fosse un Paese senza problemi" ha dichiarato. Dalla scena scompare la disoccupazione giovanile, la situazione delle donne, scompare tutto e improvvisamente il centro diventa fare questa ampia discussione perché una parte di questo Paese purtroppo non si riconosce in questa celebrazione".