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FESTA 17 MARZO/ Si lavora o non si lavora? La politica è divisa e il governo ancora non ha deciso

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Il logo della festa dell'Unità d'Italia  Il logo della festa dell'Unità d'Italia

E' invece più accondiscende un altro leghista, il governatore del Veneto Luca Zaia: "Massima libertà di coscienza" ha detto. Lui, ha comunque precisato, il 17 marzo andrà a lavorare come ogni altro giorno. "Deve esserci la massima libertà di coscienza, come d’altra parte in tutta la faccenda dell’Unità. Ricordo solo " ha aggiunto Zaia "che il 12 ottobre del 1976 il governo Andreotti, d’intesa con l’opposizione guidata da Berlinguer ed i sindacati, derubricò la festa della Repubblica, il 2 giugno, perché l’Italia aveva bisogno di lavorare. Un episodio che fa riflettere, specie di questi tempi".

Ma non sono solo i leghisti a essere contrari o dubbiosi sul concedere vacanza il 17 marzo. Il presidente della provincia di Bolzano, Durnwalder, ha espressamente detto che lui non aderisce alla festa per l'Unità d'Italia. "Il gruppo lingui­stico tedesco non ha nulla da festeggiare" ha detto. "Nel 1919 non ci è stato chiesto se volevamo fare par­te dello Stato italiano e per questo non parteci­però. Liberi gli assessori italiani di farlo, ma non in rappre­sentanza della Provincia autonoma di Bolzano". Le parole di Durnwalder hanno fatto adirare, e parecchio, il Capo dello Stato.

Che ha replicato: "Il presidente della provincia di Bolzano non può parlare a nome di una pretesa 'mino­ranza austriaca', dimenticando di rappre­sentare anche le popolazioni di lingua italiana e ladina, e soprattutto che la stessa popolazio­ne di lingua tedesca è italiana e tale si sente nel­la sua larga maggioranza". E' adirato anche Ignazio La Russa. L'ex esponente di AN commenta così a quelli che non vogliono festeggiare: "Il 17 marzo deve essere una "festa completa", di "serie A. La verità è che se non fosse festa completa, la ricorrenza del 150mo dell'Unita' d'Italia, sarebbe una festa di 'serie B' come le tante già esistenti che spesso passano purtroppo quasi inosservate. Occorre che il 17 marzo sia festa vera. Di serie A. Se come giustamente sostiene anche Giuliano Amato occorre un nuovo provvedimento legislativo, ben venga un decreto che proporrò al Consiglio dei ministri. Confido motivatamente che anche il Presidente della Repubblica possa non essere contrario".
 

 


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