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IL CASO/ 1. Quel "cattivo" diritto della Cassazione che fa torto a genitori e figli

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E veniamo ad altri due aspetti che mi sembrano importanti: come fa la Cassazione ad affermare che “i tempi sono maturi” per avviare una modifica della legge sulle adozioni? La natura umana, piaccia o non piaccia, è quello che è e non va secondo le mode o gli auspici dei nostri magistrati; essa non è un fatto culturale che varia nel tempo e se questo può valere per altri aspetti della nostra vita, soprattutto se si tratta di migliorare il rispetto e la dignità della persona umana, non vale certo per il diritto naturale ad una famiglia che resta invariato e non ha alcun bisogno di aspettare tempi nuovi e più propizi.

Quando ero giovane e studiavo a scuola l’ordinamento dello Stato e la Costituzione, mi hanno insegnato che in Italia il potere legislativo, esecutivo e giudiziario sono ben distinti e indipendenti; il primo fa le leggi, il secondo le applica, il terzo le fa rispettare. Da qualche tempo l’attività giudiziaria tende a far modificare le leggi, tende a interpretarle con sentenze creative che fanno discutere e dividono l’opinione pubblica, tende a forzare la mano ai legislatori per fare strada ad una certa mentalità liberista e ad una visione della società in cui conta solo l’individuo nella sua solitudine e nella sua bulimia di diritti inesistenti. E questo è preoccupante. Vorrei ricordare che la Corte di Cassazione in particolare non giudica sul fatto ma sul diritto, cioè  non riesamina le prove, bensì può solo verificare che sia stata correttamente applicata la legge e che il processo nei gradi precedenti si sia svolto secondo le regole. 

E’ vero che quello che la Corte affronta è un caso del tutto particolare, ma con un “escamotage” giuridico come dicono i giornali “apre un varco” e questa è appunto una forzatura. La questione è troppo delicata per affidarla alle sentenze, anche alla luce della Convenzione dei diritti del fanciullo di New York del 1989 che all’art. 3 afferma che gli Stati “in tutte le decisioni relative ai fanciulli (...) l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente”. Teniamolo presente.
 

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COMMENTI
20/02/2011 - Cassiamoli? (Davide Sartori)

Sono d'accordo: il potere giudiziario non deve sovrapporsi all'esecutivo, e tantomeno al legislativo. Mi pare che la Costituzione, anche in questo specifico caso, sia chiara e non lacunosa: che non sia mai subordinato a gli altri poteri, il che è realizzabile esclusivamente se non tenta di subordinarli. Sarebbe molto opportuno evitare provocazioni, da una parte e dall'altra: le reazioni (che per natura conseguono ad ogni provocazione) rischiano di fuorviare, e possono essere strumentalizzate. L'indicazione di reali vuoti legislativi, nei commenti che accompagnano ogni sentenza, è diretta (e opportuna) conseguenza di un esercizio non distorto del potere giudiziario; che non sia mai la reazione ad una provocazione, e che non sia mai possibile interpretarla come tale, è sicuramente necessario. Probabilmente la sola soluzione è l'assoggettamento alla responsabilità CIVILE, per negligenza, imprudenza o imperizia, di tutti coloro chiamati ad amministrare il potere giudiziario, quello esecutivo e quello legislativo. Il dover rispondere direttamente al cittadino, quando ingiustamente danneggiato a seguito di comportamenti attivi (oppure omissivi), nei tribunali ordinari, come qualunque professionista, forse porterebbe quei soggetti a comportamenti e decisioni consone al vero scopo istituzionale... E sicuramente, nel caso di un uso distorto della discrezionalità, alla radiazione! Come per un albo professionale, a cui debbano essere iscritti i cittadini che rivestono cariche pubbliche!

 
19/02/2011 - cassiamoli (Antonio Servadio)

Non entro nel merito. Desidero evidenziare che il nostro paese è sempre più governato dal potere giudiziario. Chiediamoci se è vero, per quale motivo e cosa si dovrebbe fare per cambiare le cose. Altrimenti notizie come queste ne leggeremo sempre di più. A prescindere che si sia d'accordo o no con i contenuti.

 
19/02/2011 - L'INTERESSE DEL FANCIULLO (Davide Sartori)

Come può, la Cassazione, decidere dell'interesse del fanciullo? E come possiamo farlo, noi? Forse, pensando al percorso che necessariamente una persona deve compiere, per individuare e poi comprendere, trattenendola, la santità che ha dentro, e poterla così donare al prossimo, realizzandola. Solo in questo è la pienezza, in questa vita che - altrimenti - lasceremo da esseri incompleti e insoddisfatti. Ora, questo percorso che conduce alla conoscenza sobria e completa della propria individualità, passa necessariamente per il rapporto intimo con le proprie origini biologiche e spirituali, che è ciò che manca al ragazzo orfano. La famiglia adottiva potrà offrire al ragazzo l'opportunità di avere questo rapporto, tanto quanto potrà offrirgliela il singolo genitore adottivo: in entrambi i casi non si tratta certo del rapporto con le origini dei genitori, o del genitore, a cui il ragazzo è in adozione. La seconda parte del cammino di realizzazione personale, ossia la comprensione del fatto che questa può avvenire solo in relazione all'altro da sé, anche questa può essere insegnata con pari efficacia da una coppia, come da un single; la rinuncia all'io in favore del noi, infatti, non dovrebbe mai essere circoscritta al contesto familiare, perché possa realizzarsi con efficacia. In taluni casi, il genitore single potrebbe fornire all'orfano esempi anche più efficaci, rispetto a quelli offerti da una coppia forte e solida, si, ma poco aperta verso l'esterno del contesto familiare.