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Cronaca

J’ACCUSE/ Binetti: caro Veronesi, non esiste il “dovere morale” di uccidere gli embrioni

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D’altra il processo per riprogrammare una cellula adulta e farla tornare “bambina” avviene inserendo nel Dna un gruppo di geni - in genere quattro - attraverso dei virus, che stimolano i processi di moltiplicazione fino a raggiungere velocità vorticose. La cellula appare come impazzita in questo suo replicarsi senza controllo e dopo poco tempo mostra i segni di uno “stress re plicativo” analogo a quello osservato spesso nelle cellule del cancro.

 

C’erano già state varie osservazioni di questo tipo nelle ricerche effettuate in molti laboratori di ricerca avanzata, a tal punto che si suggeriva grande cautela prima di passare dalla sperimentazione di laboratorio alla sperimentazione clinica. Poche settimane fa, è arrivata la conferma di questa fragilità delle staminali riprogrammate: la scoperta è stata pubblicata su Cell death and differentiation ed è frutto di uno studio condotto da una rete di ricercatori, in gran parte milanesi insieme ad alcuni ricercatori svizzeri. Uno studio in cui, accanto a esperti di cellule staminali adulte - le uniche su cui attualmente in Italia è possibile fare ricerca -, c’erano anche esperti di oncologia molecolare, proprio con l’intenzione di verificare questa ipotesi della devianza in senso tumorale delle staminali riprogrammate con il metodo Yamanaka.

 

Le Istituzioni impegnate nella ricerca di fatto erano lo IEO (Istituto oncologico europeo, diretto dal Prof. Veronesi), il San Raffaele, l’Università di Milano e l’Istituto Firc di oncologia molecolare. Quattro realtà altamente qualificate, a cui attualmente si pone un nuovo quesito: è possibile reindirizzare gli studi per ottenere staminali prive di rischi attraverso strade alternative oppure occorre abbandonare definitivamente questa strada? E se la decisione va in questa direzione, ci si dovrà concentrare esclusivamente sulle staminali adulte oppure si potrà riprendere in considerazione l’ipotesi di procurarsi cellule staminali embrionali “utilizzando” però gli embrioni congelati, che giacciono, almeno apparentemente, abbandonati in una serie di banche frigorifero?

 

Yamanaka, pur prendendo atto delle concrete difficoltà che attualmente sussistono e che non sono risolvibili con le nostre conoscenze attuali, non vuole parlare di fallimento, ma solo di un allungamento dei tempi. Si tratta di continuare a studiare e a sperimentare e poiché uno dei frammenti di Dna utilizzati per “ringiovanire” le cellule è un oncogene, ben noto per la sua capacità di promuovere i tumori, e forse occorrerà solo sostituirlo con un frammento di Dna che sia più facilmente controllabile. Un’ipotesi evidentemente che è ancora tutta da sperimentare. Non siamo ancora in grado di “ringiovanire” le cellule a nostro piacimento, ma lo scienziato giapponese non esclude che si possano individuare altre strade alternative, che consentano di ottenere cellule staminali Ips, senza scatenare la proliferazione accelerata che le rende pericolose e clinicamente inutilizzabili.


COMMENTI
17/02/2011 - bravissima ! (attilio sangiani)

La tua competenza scientifica sovrasta quella di Veronesi,non solo in campo etico ed in campo "logico". Veronesi si contraddice davvero a distanza di poche righe e scopre la propria ipocrisia sofistica : concede alla "sacralità della vita dell'embrione " ,con toni sottilmente ironici,per ingannare chi ci crede davvero,e far passare poi il suo piatto materialismo. Finchè la sinistra di Bersani e Vendola avrà maestri come lui,ex ministro della salute,con Prodi(cattolico "adulto"), Berlusconi,al confronto,sarà un "santo",anche se lui stesso si è riconosciuto peccatore ( nella vita privata...) .Cordialmente