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J’ACCUSE/ Binetti: caro Veronesi, non esiste il “dovere morale” di uccidere gli embrioni

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È vero, però, che destano un profondo senso di pena questi embrioni di cui lo stesso Veronesi apprezza la sacralità, ma proprio per questo la Legge 40 decise di mettere uno stop alla loro produzione, obbligando medici e genitori a produrre solo gli embrioni strettamente necessari per l’impianto. Proprio per consentire loro di vivere e di vivere nel miglior modo possibile, con tutta la dignità di persone umane. La legge non obbliga a produrre e a impiantare tre embrioni come se volesse a tutti i costi obbligare le donne a parti plurigemellari, dice solo non più di tre, proprio per evitare che aumenti a dismisura il numero degli embrioni congelati. E in questo modo aumenti anche la tentazione di chi vorrebbe destinarli a tutt’altro uso di quello per cui sono stati creati: diventare bambini per essere figli di chi -sia pure in “provetta”- li ha concepiti.

 

In definitiva, è opportuno e necessario che la ricerca si avvalga del contributo delle staminali adulte, sfruttando tutto l’enorme potenziale che hanno e nello stesso tempo proprio lavorando su di loro valuti in che modo sia possibile implementare lo spettro delle loro applicazioni, dal momento che i riscontri clinici sono più che lusinghieri.

 

Ma la cosa più importante che Veronesi non dice, alimentando una leggenda tanto irreale quanto inaffidabile, è che i rischi delle Ips non appartengono solo alle cellule staminali adulte riprogrammate e sottoposte a stress riproduttivo, è un rischio a cui vanno incontro tutte le cellule staminali embrionali, come hanno confermato infiniti esperimenti. E proprio per questo, oltre alle riserve etiche di cui si è detto, sono inutilizzabili sul piano clinico. È come se la loro gioventù avesse con sé anche tutti i rischi dell’immaturità e dell’imprevedibilità. Funzionano come staminali embrionali solo nello specifico contesto per cui sono state pensate, create e collocate.

 

La loro forza è solo in parte dentro di loro, nel motore intracellulare che le fa crescere e svilupparsi, in gran parte è invece legata alla loro reciproca interazione. Separate le une dalle altre, le cellule staminali sembrano aver perso la bussola, è come se impazzissero e sapessero fare una sola cosa: riprodursi senza specializzarsi. E in questo turbinio riproduttivo vanno facilmente incontro ad alterazioni, che le rendono pericolose, perché rievocano i processi tumorali.

 

La verità è che nessuna cellula embrionale, se non la prima, l’unica, quella che può dare luogo a due gemelli monozigoti, è totipotente; tutte le altre, anche quando sono allo stato di due, quattro, otto cellule, già sono fortemente dipendenti le une dalle altre e si sviluppano correttamente solo in presenza delle altre, che sono nello stesso tempo un fattore di limitazione e di indirizzo. Ecco perché diciamo no non solo all’uso degli embrioni congelati: ricordi Veronesi la sacralità dell’embrione, ma anche l'irragionevolezza dell’uso delle staminali embrionali… Per motivi scientifici, oltre che etici!

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COMMENTI
17/02/2011 - bravissima ! (attilio sangiani)

La tua competenza scientifica sovrasta quella di Veronesi,non solo in campo etico ed in campo "logico". Veronesi si contraddice davvero a distanza di poche righe e scopre la propria ipocrisia sofistica : concede alla "sacralità della vita dell'embrione " ,con toni sottilmente ironici,per ingannare chi ci crede davvero,e far passare poi il suo piatto materialismo. Finchè la sinistra di Bersani e Vendola avrà maestri come lui,ex ministro della salute,con Prodi(cattolico "adulto"), Berlusconi,al confronto,sarà un "santo",anche se lui stesso si è riconosciuto peccatore ( nella vita privata...) .Cordialmente