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IL CASO/ Se far scrivere 100 volte "sono deficiente" è un fallimento più grave del bullismo...

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È sufficiente punire i bulli? (Ansa)  È sufficiente punire i bulli? (Ansa)

Un insegnante dovrebbe chiedersi che cosa ha di interessante da proporre ai suoi studenti ed entrare ogni mattina con la forza di ciò che lo appassiona, così un insegnante dovrebbe cominciare a guardare i suoi studenti, uno ad uno, con una simpatia totale, fino a vedere non che sono deficienti, ma che hanno una loro originale e unica sensibilità. Non sono le classi che devono cambiare né le generazioni, sono gli insegnanti che di fronte alle situazioni pur difficili sono chiamati a decidere se affidarsi alle regole o ad uno sguardo vero, quello che sa vedere in ogni studente, anche nel peggiore, un fattore positivo. È da lì che l’educazione può ripartire e raggiungere livelli di apertura e di passione impensabili. Ci vuole un insegnante capace di scoprire in ogni studente la sua positività, quel fattore che lo lancia nella vita.

L’insegnante condannata, al posto di far scrivere per cento volte “sono deficiente” al suo alunno, avrebbe dovuto fargli scrivere una volta sola un breve profilo delle doti positive che vede in lui. E poi giocare la sua sfida sulla positività di quel ragazzo. Che nella scuola entri uno sguardo nuovo, questo è il problema serio dell’educazione oggi. Non sarà la sentenza di un tribunale a risolverlo, né il ricorso a norme più ferree. Urgono invece insegnanti che si mettano alla ricerca del positivo presente in ogni studente e che sfidino la libertà a riconoscerlo.
Insegnanti che divengano alleati del cuore di ogni studente, più di quello che gli stessi studenti riescano.
 



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COMMENTI
20/02/2011 - Attrattiva (Mariano Belli)

Trovo molto giusta la tesi esposta in questo articolo. Le regole naturalmente servono sempre e vanno fatte rispettare, senza dannosi perdonismi, ma non si può prescindere dal generare un'attrattiva nei ragazzi, cosa che troppi insegnanti hanno dimenticato, oppure non hanno mai saputo fare.

 
20/02/2011 - educare (luisella martin)

Quello che manca nella storia di quella insegnante condannata per aver usato un metodo educativo sbagliato é il consiglio di classe. L'insegnante non é sola, ci sono tante insegnanti in una classe e non può essere che,terminata l'ora di lezione,entri un"diverso metodo educativo",una persona che giudica gli allievi in modo "diverso". Se fosse così, se fosse consentito ad ogni insegnante di giudicare il comportamento dell'alunno a suo piacimento, saremmo di fronte ad un'operazione di "spersonalizzazione" dello studente, il quale diverrebbe, in questo caso,un oggetto da educare e non un uomo da accogliere. L'esperienza maturata prima di andare in pensione mi ha insegnato che, al di là delle parole belle che riempiono i verbali,la scuola italiana é diventata quasi sempre una somma di "tentativi personali" di educare "clienti", "minorenni","studenti", raramente persone libere.

 
20/02/2011 - e l'alunno vessato? (Alessandro Paesano)

Professor Mereghetti il suo articolo mi pare astratto e incompleto. Lei parla di guardare la positività di un ragazzino che ha impedito a un suo compagno di classe di entrare nel bagno dei ragazzi perchè gay e quindi "femmina". La professoressa ha parlato in classe dell'accaduto, ha cioè collettivizzato l'aggressione verbale e fisica, facendo ragionare tutti su quanto successo. Tanto che un secondo ragazzo coinvolto nel fatto chiese scusa al ragazzino offeso. Ma non il bulletto che pensava di avere ragione. Ora se uno pensa che se uno è gay allora è femmina è deficiente, non nel significato traslato ma in quello letterale, come la professoressa aveva ben spiegato in classe. Si vada a leggere la sentenza del gup che cita anche il parere di ben tre psicopedagogisti che sul ragazzo hanno più competenza di me e di lei avendoci parlato e avendolo conosciuto. Quel che trovo inaccettabile del suo articolo è che lei difende l'aggressore in base a nobili e astratti e generici principi ma non spende nemmeno una parola sull'aggredito. Siamo al paradosso. Vuoi vedere che il vero colpevole ora è il ragazzo aggredito?

 
19/02/2011 - Bullismo (andrea sartori)

Concordo con chi definisce l'articolo diseducativo e fuorviante. Troppo comodo prendersela con l'insegnante ignorando genitori e gli stessi giudici, a mio avviso molto più censurabili.

 
18/02/2011 - Uno spunto da cui ripartire (franco) (FRANCO CANTU)

L'educazione è la priorità in italia e leggere questo articolo mi ha aiutato a livello generale ma anche a stare davanti a questo fatto, che non conoscevo,in due modi. Il primo istintivo, di pancia, che mi ha fatto dire: la maestra ha fatto bene. Il secondo invece arrivando in fondo dove parla di cuore e libertà, la mia posizione è cambiata. Mi sono sentito meglio perchè ha toccato il mio di cuore e io voglio essere voluto bene così. In questo marasma generale che ci condiziona tutti, uno spunto da cui ripartire sano, intelligente e ragionevole può essere utile. A noi tutti genitori, figli, educatori, insegnanti, imprenditori, lavoratori, politici, preti il dovere di riconoscerlo.

 
18/02/2011 - Il problema vero (Gianni MEREGHETTI)

La questione non è combattere il bullismo, la questione è il fascino della vita, perchè solo chi gusta la vita si lancia nell'educazione. Partire dal fatto che si debba combattere il bullismo è una partenza difensiva, è da questo tipo di partenza che derivano atteggiamenti come quello dell'insegnante di Palermo, che del resto non doveva essere sanzionata da un tribunale! Io non parto dal fatto che devo combattere il bullismo o che devo controllare chi disturba, io ogni mattina parto dal gusto della vita che mi scoppia dentro il cuore e porto ai miei studenti questo, guardandoli uno ad uno con la simpatia con cui io sono guardato. Questo è il mio tentativo, a volte riesce, a volte fallisce. Ma questo è il dramma e la bellezza dell'educazione.

 
18/02/2011 - riempire galere ed altari (Antonio Servadio)

Sono stra-d'accordo con la lettrice qua sotto. Se poi pescassi nella casistica personale e familiare, trovo un caso di insegnante che dovrebbe farsi anni di galera e vari altri che subirebbero sanzioni. Altrettati dovrei proporli per la beatificazione! Ma non si usava...

 
18/02/2011 - La deficenza va aiutata (claudia mazzola)

Ricordo di scuola, una profe mi ha messo all'angolo con il cappello a cono d'asino perché non avevo studiato. Un'altra invece mi aiutava a studiare a casa sua con tè e biscotti. Quale delle due è meglio? Secondo me mi hanno fatto bene tutte e due.

 
18/02/2011 - Bullismo (Antonio Servadio)

Il bullismo va stigmatizzato con chiarezza e combattuto con molta fermezza, in primo luogo con le armi dell'educazione, con metodi preventivi. Leggo spesso che "il bullismo dilaga". Non sono per nulla d'accordo. Il bullismo c'è da sempre, che lo si chiamasse in questo o altri modi la sostanza non cambia affato. Oggi c'è molta ma molta più sensibilità a questo problema rispetto a pochi decenni fa, quando nessun cronista si sarebbe mai sognato di prestare attenzione a queste cose, eccetto per casi estremi (gravi ferite ecc.) in certi ambienti - non in tutti. Encomiabile questa maggiore sensibilità tra le famiglie e persino ottima l'attenzione dei media. Non va per nulla bene la mancanza di memoria. Se si dà in pasto ai lettori che il bullismo è cosa di questi anni, si concorre (insieme a tante altre deviazioni mediatiche) a istillare nel pubblico la sensazione deprimente, pessimistica, che oggi tutto va male, che i costumi siano progressivamente in degrado, che è falso - lo stesso dicasi sulle ridicole polemiche che in questi giorni riguardano le ragazze facili di famiglie facili: sempre ci sono state, ma sotto altri governi, ovviamente.

 
18/02/2011 - tutti poveracci (Antonio Servadio)

Non conoscevo questo caso. Ovviamente l'insegnante ha sbagliato, si è fatta prendere la mano dalla frustrazione o dall'ira, travalicando il buon senso e passando dalla parte del torto. Che di queste cose si debba occupare la magistratura mi pare grottesco prima ancora che assurdo, sono cose da sistemare in modo civile all'interno della scuola. Cosa ci stanno a fare i Presidi e le normative ministeriali? Che questo errore meriti ben un anno di reclusione è molto ma molto più vergognoso dell'errore commesso dell'insegnante. Dovreste anche spiegare bene in quale clima si trovava a lavorare quell'insegnante, e da quanto tempo, e per quale motivo (se ve ne era alcuno) ha superato i limiti del proprio autocontrollo. La decisione dei genitori, di portare questo incidente a livello di denuncia mi pare - come minimo - penosa e gretta. Ci sono tanti altri modi per risolvere queste cose. Disapprovo il tono generale di questo articolo, sbilanciato, quasi scandalistico senza però essere informativo. Chissà l'allievo... si era in qualche modo "meritato" una reazione di grave disappunto o è un povero essere, cronicamente vessato, indifeso e moralmente distrutto? Ora come si sente? E' finalmente rinato a nuova vita, si sente infine degno di quel rispetto umano che gli veniva sistematicamente negato o è pieno di sé, inorgoglito e strafottente più di prima? Suggerisco di intervistarlo, e poi di re-intervistarlo fra 5 anni. Idem si faccia con l'insegnante. Altrimenti parliamo di belle teorie.

 
18/02/2011 - Sberle a volontà (alberto cremona)

Ha fatto bene! Sono un ex insegnante e se vogliamo salvare l'Italia bisogna tornare a usare mani e verga con questa massa di piccoli delinquenti(a parte poche eccezioni).

 
18/02/2011 - Povertà strumentale educativa e carico di stress (Anna Di Gennaro)

Questo articolo mi ricorda le numerose invettive di Umberto Galimberti e le argomentazioni non mi convincono affatto. Puntare l'indice e scagliare pietre sulla docente non mi pare un metodo di affronto adeguato al caso. Del resto il papà dell'alunno Vincenzo C., imprenditore nel settore delle demolizioni di auto, aveva risposto per le rime, dando della "c…" alla professoressa: voleva rottamarla?! E' noto che quando accade di perdere il self-control e le indispensabili capacità di critica e giudizio, succedono fatti come quello che ha scatenato la reazione eccessiva della docente alle soglie della pensione e già in età avanzata rispetto al suo essere donna. La medicina di genere indica tutti i rischi di quell'età. Era anche stanca...le sarebbe stato utile far scrivere, ai ragazzini coinvolti, un testo di cronaca che li inducesse a riflettere e migliorare la loro relazione. La storia aveva avuto un antefatto con la bravata che, alla fine di gennaio 2006, l'undicenne e altri due coetanei, avevano compiuto ai danni di un compagno di classe di Palermo: gli avevano cioè impedito di entrare nei servizi dei maschi, "perché sei una femminuccia, un gay".La questione era venuta fuori in classe, di fronte alle lacrime della vittima, quando la professoressa di lettere aveva deciso di affrontare la situazione in maniera energica: uno di coloro che avevano offeso il compagno aveva chiesto scusa, mentre il presunto bullo non ne aveva voluto sapere. Quanta fatica costa chiedere scusa: perchè?!