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IL CASO/ 1. Marino e quel perdono che diventa un "problema" politico

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Marino Occhipinti (Ansa)  Marino Occhipinti (Ansa)

“Sono rimasto molto colpito quando lei è venuto a porgere le condoglianze a me e a mia mamma. Quindi la ringrazio davvero e le chiedo se può in qualche modo estendere la mi gratitudine a tutto il paese che orgogliosamente lei amministra, una comunità composta da bella gente e col cuore grande”. Chi scrive è Marino Occhipinti, ex componente della banda della Uno bianca, condannato nel 1994 all’ergastolo per omicidio e attualmente in carcere a Padova. Ha usufruito di un permesso in occasione del funerale del padre, lo scorso 18 gennaio. Nella piccola chiesa di Spinello, vicino a Santa Sofia, in provincia di Forlì, alla fine della Messa rivolge ai presenti un messaggio. Parla a braccio, commosso. «Un teatrino», dirà poi l’associazione che riunisce i familiari delle vittime.

Alla fine della cerimonia il sindaco di Santa Sofia, Flavio Foietta, fa le condoglianze alla moglie di Emanuele Occhipinti, Graziella, ai parenti, e a Marino. «Mi ha molto colpito quello che ha detto Occhipinti - racconta il sindaco al sussidiario -. Poi, quando ho avuto modo di accostarlo, gli ho stretto la mano. Non quella di un delinquente, ma di un uomo che viveva innanzitutto un travaglio interiore».

È restio a parlare, il sindaco Foietta. Ha reso pubblica la lettera che Marino Occhipinti gli ha spedito dal carcere, per ringraziarlo del suo gesto. “Il giorno dopo il funerale del babbo - gli ha scritto Occhipinti - sono passato tre volte in municipio perché sentivo forte il desiderio di ringraziarla, ma non sono riuscito mai a trovarla”. La risposta del sindaco scatena le polemiche: “auspichiamo un suo completo e totale rientro nella nostra comunità”. Il vice sindaco di Forlì, Nicola Candido, esponente dell’Idv, esprime il suo sostegno a Foietta. La sinistra lo “scomunica”, il Pdl comprende ma si dice «indiscutibilmente e senza ombra di dubbio dalla parte delle vittime e dei loro familiari».

Non era questo però l’intento di Foietta. Né minare il principio della certezza della pena, né farsi pubblicità. È tranquillo, convinto di non aver tolto nulla alle vittime e ai loro familiari. «Ribadisco la mia totale solidarietà e vicinanza nei confronti di chi ha perso i propri cari. Capisco il loro dolore. E sono molto più arrabbiato con chi ha commesso certi crimini e se ne sta in Brasile (il riferimento è a Cesare Battisti, ndr). Una situazione completamente diversa da quella di Occhipinti. Io sono andato al funerale - spiega il sindaco - innanzitutto perché conosco la madre di Marino, una donna sincera e buona, di una buona e onesta famiglia di contadini della nostra montagna. Mi sembrava una cosa doverosa. In quell’occasione c’era anche Marino Occhipinti, che non conoscevo, e quando sono andato a fare le condoglianze alla madre e ai familiari che erano lì, le ho fatte anche a suo figlio».


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COMMENTI
05/02/2011 - grazie (luisella martin)

Ringrazio la redazione per l'articolo che mi fa, una volta di più, essere orgogliosa dell'Italia vera, quella dei sentimenti cristiani vissuti semplicemente. Insieme a Cristo c'erano due delinquenti appesi alla croce allora, 2000 anni fa,ma anche adesso,in tutto il mondo. Non permettiamo che il sacrificio di Nostro Signore sia vano,che il perdono sia negato a priori, anche quando non costa dolore ed é solo questione di civiltà. I familiari delle vittime sono persone che, innocenti, portano su di loro una grande tribolazione. Non aggraviamo il loro dolore! Ciascuno di noi faccia la sua parte, come ha fatto il sindaco, e lasci che i politici provino a guidare il perdono e tentino di farne una questione di destra o di sinistra. Ultimamente Giuda é diventato il leader di una nuova corrente politica e non é più un traditore. Non deve essere perdonato, ma ringraziato per quello che ha fatto e fa. Giuda non ha perdonato le ingiustizie che ha dovuto subire negli anni in cui non era il discepolo più amato e invita tutti noi a fare come lui.