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IL CASO/ 1. Marino e quel perdono che diventa un "problema" politico

Marino Occhipinti (Ansa) Marino Occhipinti (Ansa)

Colpiscono il sindaco le parole che Marino, vincendo l’imbarazzo e la vergogna, dice al termine della funzione. “Grazie a tutti voi che siete qui. Io ho fatto molto soffrire il mio babbo. Proprio in questi giorni mi sono reso conto di non avergli nemmeno mai chiesto scusa, e allora lo faccio adesso anche se, ne sono sicuro, seppur con grande sofferenza lui mi ha perdonato fin dal primo giorno”. “Per ultima cosa voglio ringraziare, e lo faccio davvero con tutto il cuore, tutto il paese di Santa Sofia per la capacità con la quale ha saputo riaccogliermi”.

«Ho fatto le condoglianze a Marino Occhipinti - spiega Foietta - esattamente come alla madre e agli altri familiari. Poi non l’ho rivisto, lui mi è venuto a cercare in ufficio e mi ha mandato la sua lettera. È la lettera sincera di un uomo che ha la volontà di redimersi, pur avendo di fronte il carcere a vita. Ecco perché l’ho pubblicata, ed ecco il perché della mia risposta».

Un clamore che Foietta non si sarebbe mai immaginato. «È incredibile come sia stata giudicata uno schiaffo alla giustizia. Sono cristiano, e da cristiano penso di avere detto una cosa normale. Ho parlato a nome mio personale, convinto di farlo. Non come sindaco, ma come uomo. Credo però di avere interpretato tutti quelli che riempivano la chiesa, perché della gente di Spinello, la frazione dove lui è cresciuto, era piena la chiesa parrocchiale».
Un sentimento privato, quello di Foietta, che ha avuto il torto di diventare pubblico. «Ho il massimo rispetto della legge e la massima stima per il lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine. L’ho già detto e lo ripeto a lei. Ma mi guardo bene dal fare il giudice, perché uno in più non serve. C’è già un giudice che sta al di sopra di tutti noi, ci sono i giudici terreni e io non discuto il loro ruolo. Occhipinti poteva starsene in carcere, fregandosene di rimanere delinquente nell’animo, e invece ho saputo che sta facendo un percorso suo personale di riabilitazione. Secondo me non si può non apprezzare una cosa così».
 


COMMENTI
05/02/2011 - grazie (luisella martin)

Ringrazio la redazione per l'articolo che mi fa, una volta di più, essere orgogliosa dell'Italia vera, quella dei sentimenti cristiani vissuti semplicemente. Insieme a Cristo c'erano due delinquenti appesi alla croce allora, 2000 anni fa,ma anche adesso,in tutto il mondo. Non permettiamo che il sacrificio di Nostro Signore sia vano,che il perdono sia negato a priori, anche quando non costa dolore ed é solo questione di civiltà. I familiari delle vittime sono persone che, innocenti, portano su di loro una grande tribolazione. Non aggraviamo il loro dolore! Ciascuno di noi faccia la sua parte, come ha fatto il sindaco, e lasci che i politici provino a guidare il perdono e tentino di farne una questione di destra o di sinistra. Ultimamente Giuda é diventato il leader di una nuova corrente politica e non é più un traditore. Non deve essere perdonato, ma ringraziato per quello che ha fatto e fa. Giuda non ha perdonato le ingiustizie che ha dovuto subire negli anni in cui non era il discepolo più amato e invita tutti noi a fare come lui.