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Cronaca

IL CASO/ 1. Marino e quel perdono che diventa un "problema" politico

Marino Occhipinti (Ansa)Marino Occhipinti (Ansa)

Nelle parole di Foietta c’è tutta l’eco delle polemiche finite sui giornali, il rammarico di essere stato frainteso. O, forse, di aver tirato in campo un’altra logica. «Credo, come ho detto fin da subito quando è scoppiato questo caso, nella redenzione. E la redenzione non è soltanto alla fine del mondo, ma anche nella vita quotidiana. Si può cambiare e penso che a Marino Occhipinti faccia anche più male, perché quando uno è un delinquente incallito non gliene importa niente del male che ha fatto. Se invece comincia a rimuginare e si pente del male che ha commesso, qualunque esso sia, è come una ferita aperta che rimane sanguinante. E riuscire a fare qualcosa per sé e per gli altri, stando in carcere, penso che sia apprezzabile. Io la vedo così».

Previene la domanda, il sindaco. «No, non ho da fare nessuna carriera politica, sono solo l’amministratore di un piccolo comune e la mia è una presa di posizione personale, che ribadisco come cristiano. Ho fiducia nelle leggi e nella magistratura. Ma nei piccoli comuni il sindaco è non dico un padre, ma uno sta ad ascoltare tutti, e non può essere insensibile alla disgrazia di una mamma che si ritrova a dover avere sulle spalle una tragedia familiare come questa. Non potevo lasciarla sola».
 
Gli hanno obiettato che parlare di redenzione non si addice a un politico. «Perché? Penso al contrario che se i politici fossero più cristiani sarebbe meglio. Non bigotti, ma cristiani sì. In un mondo dove i valori sono ormai altri, se qualcuno è cristiano nella politica penso possa fare solo del bene. Davvero, non avrei mai immaginato di suscitare tutto questo clamore».
Nemmeno avrebbe alcun imbarazzo, dopo il suo gesto, a parlare con chi piange le vittime della Uno bianca? «Assolutamente no. Mi dispiacerebbe che fosse diverso per loro. Non ci sto bene agli onori delle cronache per un gesto che ritengo innanzitutto un atto di umanità. Vorrei solo, davvero, che ora la cosa finisse qui».
 

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COMMENTI
05/02/2011 - grazie (luisella martin)

Ringrazio la redazione per l'articolo che mi fa, una volta di più, essere orgogliosa dell'Italia vera, quella dei sentimenti cristiani vissuti semplicemente. Insieme a Cristo c'erano due delinquenti appesi alla croce allora, 2000 anni fa,ma anche adesso,in tutto il mondo. Non permettiamo che il sacrificio di Nostro Signore sia vano,che il perdono sia negato a priori, anche quando non costa dolore ed é solo questione di civiltà. I familiari delle vittime sono persone che, innocenti, portano su di loro una grande tribolazione. Non aggraviamo il loro dolore! Ciascuno di noi faccia la sua parte, come ha fatto il sindaco, e lasci che i politici provino a guidare il perdono e tentino di farne una questione di destra o di sinistra. Ultimamente Giuda é diventato il leader di una nuova corrente politica e non é più un traditore. Non deve essere perdonato, ma ringraziato per quello che ha fatto e fa. Giuda non ha perdonato le ingiustizie che ha dovuto subire negli anni in cui non era il discepolo più amato e invita tutti noi a fare come lui.