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Cronaca

SARDEGNA/ Anche l'Italia ha la sua marea nera?

Spiaggie colpite dall'olio combustibile vicino a Porto Torres, foto AnsaSpiaggie colpite dall'olio combustibile vicino a Porto Torres, foto Ansa

Intanto, riporta sempre il quotidiano, si sono mossi i volontari che avrebbero recuperato da soli circa sei tonnellate di materiale inquinante. Il responsabile del Servizio emergenza ambientale dell'Ispra, Luigi Alcaro, dichiara che "il prodotto, essendo molto pesante, è potenzialmente rischioso per l'ambiente marino".

Interviene anche l'Ente nazionale protezione animali: "Ci chiediamo quanti litri di petrolio siano ancora in mare, quanti abbiano soffocato la poseidonia, una pianta acquatica che provvede all'ossigenazione dell'acqua, e quanti animali marini siano morti in un'area tanto importante per la biodiversità e in particolare per i cetacei". Il problema maggiore, infatti, non è solo il danno comunque grave: è che gli stabilimenti della E.On si trovano a ridosso di un'area naturale protetta, spiagge bellissime ma anche un santuario dei cetacei. Su Facebook nasce un gruppo spontaneo, "Disastro ambientale a Porto Torres e Platamona: vogliamo risposte!".

L'opinione pubblica sarda è in subbuglio, ma intanto le notizie del disastro non arrivanno o quasi nel continente. Intervengono i responsabili della E.On. "Non c'è mai stata una sottovalutazione dell'incidente" dicono. "Tutte le autorità sono state avvisate non appena si è avuta la percezione dello svernamento e le prime azioni antinquinamento sono iniziate immediatamente" dice Marco Bertolino direttore della centrale Fiume Santo coinvolta nell'incidente.