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LETTERA/ I moralisti di oggi sono quei libertini che ieri hanno rovinato i nostri figli?

Pubblicazione:lunedì 21 febbraio 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Eppure erano usciti libri come Ancora dalla parte delle bambine (Loredana Lipperini, 2007), che lanciava un allarme forte e chiaro da vera femminista verso la diffusione dell’indecenza tra i minori; e allarmi verso modelli di cartoons e bambole dove le eroine non sono anoressiche, ma hanno un vitino di 10 cm di circonferenza, e delle cosce lunghe e slanciate, ombelico di fuori e chili di mascara, ombretto e lucidalabbra. Eppure esistevano La sindrome di Lolita di Anna Olivero Ferraris, (2008) o Sporche femmine Scioviniste (2006), in cui Ariel Levy, voce del femminismo, denuncia le contraddizioni, l’ambiguità e l’incongruenza di quello che viene spacciato per il “nuovo potere delle donne”. Ma finora i guru progressisti non sembravano né averli letti, né aver preso coscienza dell’orrore.

 

E si svegliano ora a parlare di “decenza”? Gli araldi ormai anziani del ‘68 - quelli che solo ora si scandalizzano - hanno creato una generazione di figli senza ideali, capace da vent’anni di vendersi per un jeans, la generazione degli “echo-boomers”, cioè di quelli che vivono solo di riflesso degli ideali dei genitori, ma senza ideali propri.

 

Il moralismo e il richiamo alla “decenza” di chi ha distrutto il cuore e il cervello di questa generazione farebbe ridere, se non fosse tragico richiamo a un orrore: quello di una generazione senza fede e senza speranza, che ha inquinato il cuore dei figli, che li ha buttati a gozzovigliare senza senso e senza coraggio, e ha chiamato tutto questo “libertà”.



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COMMENTI
22/02/2011 - La replica di Marcella Raiola (parte 1 di 2) (Vincenzo Pascuzzi)

Quest'analisi è unilaterale e malaccorta, perché confonde fenomeno social-sociologico e drammatica degenerazione istituzionale (a chi punta il dito contro le orge di Berlusca con le minorenni non interessa ipocritamente rimarcare lo "scanda...lo" che le orge in quanto tali provocano, ma additare i luoghi fortemente simbolici e pubblici che da esse vengono civicamente "sconsacrati" e denunciare il valore accreditante e "sdoganante" che esse assumono rispetto a comportamenti lesivi della dignità di tutte le donne); è un intervento ottuso e moralista, devoluto al solito scopo di accollare al '68 e ai suoi "guru" (che per carità, non sono certo stati tutti "puri" e coerenti!) tutte le responsabilità di una degenerazione che invece va imputata al trionfo del dio Mercato, a quel villaggio globale del consumo dei corpi e delle cose, che i SESSANTOTTINI AUTENTICI E COERENTI (i quali, erano e sono, peraltro, anche ecologisti!) SONO STATI I PRIMI A DENUNCIARE, proprio perché crucciati dalla constatazione che la concentrazione dei capitali e gli interessi di pochi speculatori determinavano e inducevano una torsione dei nuovi valori di autodeterminazione e libertà di scelta affermatisi in Europa e, con maggiori difficoltà, in Italia, verso una dimensione di abbrutimento e appiattimento culturale. (segue)

 
22/02/2011 - La replica di Marcella Raiola (perte 2 di 2) (Vincenzo Pascuzzi)

(seguito) Le critiche al modello consumista e, quindi, sessista, sono venute precipuamente da persone che avevano appunto già lottato per respingerne gli allora incoativi allettamenti. I sessantottini veri hanno insegnato alle figlie che non sono appendici di un maschio, non che prostituirsi è bello; i veri sessantottini hanno insegnato alle loro bambine che il gioco è una cosa seria, da praticare fino alla vecchiaia, e non che il reggiseno push-up le rende più desiderabili; i veri sessantottini hanno marciato e marciano assieme alle donne che pretendevano e pretendono l'habeas corpus. Se proprio siamo così puerili e antistorici da voler trovare a tutti i costi un capro espiatorio o un "colpevole" per fenomeni che hanno articolazioni complesse ed eziologia plurima, cerchiamoli altrove, per favore. [da facebook]

 
22/02/2011 - mistificazioni storiche (Carlo Asili)

Continua il penoso, ormai vieto spettacolo, scopertamente (e quindi ridicolmente) a fini apologetici verso l’indifendibile attuale status quo politico e culturale - nonostante gli sforzi contrari dei suoi tanti, troppi attori di dissimularne la vera natura - del tentativo di demolizione programmata del ’68: attraverso la sua sistematica e bassamente strumentale riduzione a capro espiatorio “pronto uso” di tutte le nefandezze e le storture di quella società tardocapitalistica e repressiva (prima fascista e veterocattolica, poi consumistico-pornografica) che il Movimento del ’68 non riuscì che in parte a cambiare; anche perché prontamente e volutamente irreggimentato da partiti e poteri economici (di destra e di sinistra) che ne temevano la fortissima quanto apparentemente incontrollabile carica di innovazione.

 
21/02/2011 - perfettamente d'accordo. Però... (attilio sangiani)

aggiungerei,a malincuore,una deplorazione per quante ( e quanti) sono andate a manifestare,tra suore,esponenti di associazini cattoliche ,e,purtroppo,anche l'attuale direttore di" Avvenire" ( che ha scritto :"se fossi donna andrei in piazza...") senza,perlomeno,distinguersi dalla massa ben descritta da Bellieni. Spero che sia solo ingenuità,perdonabile solo a persone sprovvedute,paragonabili agli "utili idioti" del passato.