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Cronaca

LA REPLICA/ Binetti: l’unico "accanimento" è quello di Rodotà contro la tutela della vita

Mentre in Parlamento si avvicina il dibattito sul cosiddetto "testamento biologico" si riaccende lo scontro. PAOLA BINETTI replica all'intervento di Stefano Rodotà su Repubblica di ieri

Si riaccende il dibattito sul testamento biologico (Imagoeconomica)Si riaccende il dibattito sul testamento biologico (Imagoeconomica)

Mentre nell’Aula del Parlamento sta finalmente arrivando il dibattito sul cosiddetto testamento biologico si moltiplicano le riflessioni che da prospettive diverse cercano di argomentare aspetti positivi e aspetti negativi della legge in questione. Una legge, il cui nome corretto, vale la pena ricordarlo, è: Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento.

Nell’interpretazione dell’articolato della legge, com’è ormai evidente per tutti, si confrontano due culture, che stentano a trovare un punto di convergenza:

- quella laica di ispirazione cristiana, che riconosce alla vita umana valore in sé stessa, a prescindere dalle capacità del soggetto. È una concezione in cui al valore della vita si affianca il valore della libertà, considerata come una delle qualità principali dell’uomo, che esprime tutto il suo valore potenziale solo se e quando la persona vive.

- quella laico-laicista, centrata sul principio di autodeterminazione, che vede nella libertà un valore assoluto, a cui il valore della vita è strettamente subordinato. È una visione in cui è consentito il negare la vita, autorizzando la volontà di morire in varie forme: dalla sospensione dell'idratazione e della nutrizione fino alla non attivazione delle cure (eutanasia).

Anche ieri su Repubblica Stefano Rodotà ha rilanciato questo appello alla libertà, definendo “legge truffa” l’attuale disegno di legge. Le sue parole sono pesanti come pietre e vale la pena citarle per smascherane la possibile fallacia non solo sul piano linguistico, ma anche sul piano storico e, mi sia consentito come medico, sul piano della deontologia medica.

Dice infatti Rodotà: “Non siamo soltanto davanti a una legge truffa, ma all’abbandono del lungo cammino che, partito dalle esperienze tragiche delle tirannie del Novecento che si erano violentemente impadronite dei corpi delle persone, era approdato all’affermazione netta della essenzialità del consenso dell’interessato…”. Questo suo modo di esprimersi riflette uno strumentale riduzionismo delle tragiche esperienze legate alle tirannie del Novecento, proprio perché dimentica di dire che le ideologie di quel secolo, nazismo o comunismo che fossero, prima che dei corpi si erano impadronite della libertà e dei valori più profondamente umani di cui ogni uomo dispone.