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Cronaca

LA REPLICA/ Binetti: l’unico "accanimento" è quello di Rodotà contro la tutela della vita

Si riaccende il dibattito sul testamento biologico (Imagoeconomica)Si riaccende il dibattito sul testamento biologico (Imagoeconomica)


Rodotà continua con la sua invettiva, perché di questo si tratta assai più che di un normale articolo, dicendo: “La riconsegna della persona e del suo corpo al potere politico e al potere medico che sarebbe l’esito vero dell’approvazione della legge, è fondata su due affermazioni: la prima essere la vita indisponibile, mentre è vero l’opposto come dimostra l’ormai consolidato rifiuto delle cure... la seconda: il divieto di rinunciare all’alimentazione e alla idratazione forzata, che le società scientifiche di tutto il mondo considerano trattamenti sanitari…”. 

È facile rispondere a Rodotà che il rapporto tra politica e sanità è così stretto da impegnare oltre l’80% dei bilanci regionali e che le norme che regolano questo rapporto sono innumerevoli, a cominciare dalla 180 (legge sui manicomi) e dalla 194 (legge sull’aborto), passando per la 833 (legge che istituisce il SSN), tutte risalenti al 1978, in cui per l’appunto nell’arco di soli sei mesi potere politico e potere medico si trovarono a prendere delle decisioni che ancora oggi incidono in modo molto forte nella vita di molte persone e di molte famiglie.

Negli oltre 30 anni seguiti a queste leggi sono stati innumerevoli i punti di incontro tra politica e medicina, penso alla legge sui trapianti, nell’ambito della quale si definì il concetto di morte cerebrale e la possibilità di prelevare gli organi da impiantare su pazienti in gravi condizioni e in attesa di una donazione, ma penso anche alla legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita. Tante leggi che di volta in volta hanno incontrato il consenso di alcuni e il dissenso di altri, proprio perché si innestavano in questa area delicatissima in cui politica e medicina sembrano quasi scambiarsi le parti, ogni volta credendo di stare dalla parte del paziente.

Ed è per questo che appare del tutto forzata l’espressione di Rodotà quando parla del consolidato rifiuto delle cure. Il rifiuto delle cure è tutt’altro che consolidato e si innesta in un processo di confronto tra i desideri e le paure del malato con la competenza e la capacità di persuasione del medico che non può che essere collocato in un presente fortemente attualizzato: hic et nunc e non ora per allora.

Il consenso informato, rispetto al rifiuto totale delle cure da parte del malato, infatti, non può essere delegato a nessuno, neppure al fiduciario, per cui non può essere oggetto di una dichiarazione anticipata, e se mai lo fosse questa non può avere carattere vincolante.
Rodotà non ignora sicuramente che il documento del CNB sul rifiuto dei trattamenti sanitari della fine del 2008 prende in considerazione esclusivamente malati consapevoli e autonomi, ossia pazienti in grado di comprendere esattamente ciò che stavano chiedendo all’interno di una relazione con il loro medico e in grado di mettere in atto in piena autonomia le decisioni prese.