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LA REPLICA/ Binetti: l’unico "accanimento" è quello di Rodotà contro la tutela della vita

Si riaccende il dibattito sul testamento biologico (Imagoeconomica) Si riaccende il dibattito sul testamento biologico (Imagoeconomica)


Come dire che venivano totalmente esclusi sia i pazienti che non fossero coscienti, come accade per i pazienti a cui si applica questa legge, sia i pazienti che in ogni caso avrebbero avuto bisogno di terzi per portare a termine quanto deciso. E anche in questi casi la lunga postilla di Francesco D’Agostino al documento del CNB ne rivela tutte le possibili insidie di stampo eutanasico, che si insinuano tra le affermazioni della relazione.

In ogni caso il diritto alla non attivazione o all’interruzione delle cure, quando si tratta di cure salva vita, la cui omissione non può che essere la morte, richiede necessariamente una volontà attuale, libera e consapevole e non può rientrare nella logica dell’ora per allora, tipica delle dichiarazioni anticipate di trattamento.

L’aspetto più insidioso nella posizione dei fautori del principio di autodeterminazione nella sua formulazione assoluta è quello di ribadire il diritto alla non attivazione o alla interruzione di ogni tipo di cura, anche quelle salva-vita.

Il dibattito sulla nutrizione-idratazione medicalmente assistita se sia un trattamento di tipo medico (e come tale possa rientrare tra i desiderata del paziente) o se sia invece un sostegno vitale (e come tale vada sempre assicurato al paziente) può diventare un potente distrattore rispetto al vero punto critico della legge, che attualmente riguarda soprattutto il diritto del paziente al rifiuto-rinuncia delle cure.

La somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali, è in linea di principio un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita. È quindi obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente, evitando le sofferenze e la morte dovute a inanizione e disidratazione.

Non si può prescindere dal criterio etico generale, secondo il quale la somministrazione di acqua e cibo, anche quando avvenisse per vie artificiali, rappresenta sempre un mezzo naturale di conservazione della vita e non un trattamento terapeutico. Il suo uso sarà quindi da considerarsi ordinario e proporzionato, anche quando lo “stato vegetativo” si prolunghi. D’altra parte il rifiuto della nutrizione-idratazione è perseguito con tanta ostinazione solo perché è un fattore sicuro di morte in un tempo che si presuppone ragionevolmente breve.