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LA REPLICA/ Binetti: l’unico "accanimento" è quello di Rodotà contro la tutela della vita

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Si riaccende il dibattito sul testamento biologico (Imagoeconomica)  Si riaccende il dibattito sul testamento biologico (Imagoeconomica)


Dice ancora Rodotà, citando una sentenza della Corte del 1990, che sono illegittime sia le pretese del legislatore scienziato che quelle del legislatore medico, perché il valore costituzionale della inviolabilità della persona umana comprende il potere della persona di disporre del proprio corpo. Eppure è proprio dalla collaborazione del legislatore con il medico e con lo scienziato che sono nate tante leggi che solo apparentemente limitano il potere dell’uomo sul suo corpo, mentre in realtà fungono come norme di garanzia per la sua salute e la sua vita.

Basta pensare a una serie di norme che limitano la donazione del sangue, che non consentono la donazione di organi, che impongono degli obblighi di guida con relative limitazioni anche per chi viaggia accanto, oppure determinano dei criteri di sicurezza da rispettare sui luoghi di lavoro, ecc...

La libertà acquista il suo pieno significato sempre nella prospettiva della tutela della vita e della salute. In un certo senso proprio l’articolo 32 della Costituzione nel momento in cui predispone cure per tutti gli indigenti sembra invocare una sorta di diritto contestuale a curarsi e un obbligo dello Stato di provvedervi, immaginando un patto scritto proprio tra i diversi commi della nostra Costituzione.

Rodotà ha da tempo innestato, indubbiamente insieme ad altri, un processo di accanimento anti-legislativo che forza sistematicamente l’interpretazione di questa legge, come quando la definisce "legge truffa", o enfatizza i risultati di un sondaggio Eurispes secondo il quale il 77% sarebbe favorevole all’eutanasia.

Sono molte le tesi maturate in diverse Facoltà di Medicina in cui con grande serietà scientifica è stata esplorata la frequenza e la tipologia della richiesta eutanasica, ottenendo risultati ben diversi da questo 77%, che risulta decisamente forzato e pone qualche dubbio sulla confezione del campione o sulle modalità in cui erano poste le domande, o ancora sull’impatto emotivo di trascinamento legato alla vicenda Englaro.

Ci sono inoltre numerose e consolidate esperienze fatte, ad esempio, in diversi Hospice italiani, in cui le richieste eutanasiche non raggiungono neppure il 2-3 per mille. E sono stati intervistati sia i familiari che i soggetti malati. In un paese malato di sondaggite è bene che le persone si interroghino sulla metodologia del sondaggio e sulla correttezza della raccolta dati e della relativa interpretazione.


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