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IL CASO/ Michela, il milione vinto e quel calcio alla dea bendata...

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Michela De Paoli, vincitrice di un milione di euro  Michela De Paoli, vincitrice di un milione di euro

Ha i soldi. Ma vuole un lavoro. Come se questo non servisse solo per quelli. Per tirar su soldi. Mentre tutto intorno sembra dire invece solo questo. Lavoro uguale soldi. Lavoro uguale fatica da sopportare per i quattrini per poi usare quelli per vivere, finalmente. Invece no.

 

Senza lavoro non si vive. Senza soldi sì. Ma senza lavoro no. Da quando nella educazione, nella idea di tutti il successo, il lavoro, la fatica sembrano aver valore solo perché portano soldi se no non valgono niente, le lotterie sono diventate il paradiso in terra. La riuscita. Hanno voluto eliminare tutti i simboli. Croci, e tutto il resto.

 

Ma hanno alzato su mille video, in casa e nelle stazioni, negli ospedali, il nuovo dio: la fortuna. Una invasione, un diluvio di proposte di lotterie. Di fortune da tentare, a portata di mano. Milioni di spot. Hanno sostituito il crocefisso non con nessun dio ma con una dea antica e nuova, la fortuna. E se gli antichi dietro alla fortuna vedevano il profilo lontano di un monte olimpo o del fato, noi vediamo la sagoma del Ministero delle Finanze.

 

Ma non cambia molto: l’ideale è la fortuna. Il fortunato è l’ideale. Mica quello che fa fatica, mica quello che sgobba crocefisso alla sua fatica, al suo sacrificio. Mica quello che suda. L’ideale è il colpo di fortuna. Solo che non tiene, non funziona. E lei che ha i soldi, l’ha detto. Voglio un lavoro. Voglio un pezzo di realtà da modificare, da toccare. Da improntare. Perché il fortunato no, non lascia impronta.

 

Se ne va nella sua beatitudine alto un metro da terra, a un metro di distanza dalla realtà “rugosa” come diceva Rimbaud. Ma l’uomo in cui resta ancora un barlume di ragione e cuore sa d’esser fatto per prendere tra le mani il reale e lasciare la propria impronta. Un dovere, un destino. A cui nessuna fortuna può sottrarlo. E nessuna menomazione.



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COMMENTI
03/02/2011 - Senza speranza e abbaglliati dalla fortuna (Marco Claudio Di Buono)

Così mi sento, senza speranza per il futuro, perchè dopo una laurea in ecomomia, dopo aver lavorato per 8 anni, dopo aver vinto due concorsi pubblici, mi ritrovo precario a 40 anni, per non dire disoccupato anche io come la Signora Michela. Quando sei disperato ti attacchi anche al superenalotto, alla dea fortuna, perché anche Dio sembra lontano, come sono lontani anche quelli che dovrebbero essere amici che ti guidano al Destino. Il potere politico è allo sbando, Governo e istituzioni non pensano ai problemi della gente e li abbagliano con giochi che alla fine deludono ancor di più. Anche io vorrei aver le mani in pasta, vorrei poter lavorare l'argilla per costruire qualcosa, ma non mi viene data nessuna opportunità. Almeno vincessi il superenalotto così ho i soldi e apro una bella attività!

 
03/02/2011 - Persone belle (c z)

Michela, grazie di non essere come quelle che vanno ai festini e poi finiscono elette in consiglio regionale. E' bello che in questa brutta Italia ci siano ancora persone belle come te.

 
03/02/2011 - La buona volontà va premiata. (claudia mazzola)

Che male c'è volere lavorare e dirlo pubblicamente? Dopo una vincita così sai quanti farebbero i fannulloni. Ho sentito la signora dire da Gerry che quei soldi li avrebbe usati a comprare una bifamiliare per stare vicino ai suoi genitori, la dea bendata l'ha aiutata, ora qualcuno se vuole le offra un lavoro e qui la fortuna non c'entra!