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IL CASO/ La bella Dominika, uccisa dal labirinto di una vita virtuale

Pubblicazione:lunedì 7 febbraio 2011

Dominika si è suicidata in una scuola di Roma (Imagoeconomica) Dominika si è suicidata in una scuola di Roma (Imagoeconomica)


Diventare prigionieri di un’idea astratta di sé stessi e del mondo è facilissimo. I più riescono a vivacchiare in quel limbo per tutta la vita, qualcuno invece si perde e muore.

Allora presidi e insegnanti - dico di loro per dire di noi tutti - devono cominciare a chiedersi se insegnare significa solo conoscere e trasmettere una data materia o se, insieme a questo (ma in un certo senso prima di questo) non sia loro dovere, verso i ragazzi ma anche verso sé stessi, di insegnare che niente si conosce se il punto di partenza non è la nostra esperienza concreta, fattuale. Ma un professore si rende conto che nel suo modo d’insegnare si decidono la vita e la morte?

Un teorema matematico, un romanzo, una teoria economica sono sempre la risposta a una domanda. E la domanda è sempre una domanda concreta, legata al concreto dell’esperienza.
Cosa vuol dire essere giovani? Cosa vuol dire amare qualcuno? Le menti dei ragazzi vengono rapite dai modelli astratti di “gioventù”, “bellezza”, “amore” prima che nella loro vita concreta, prima che nel loro corpo, nel loro cuore e nella loro mente queste stesse cose si possano trasformare in domande personali. Rendiamoci conto che un ragazzino oggi sa già cos’è uno stupro quando ancora non sa cosa sia un atto sessuale.

All’inizio di ogni vita sana c’è il rapporto con la realtà. Da questo rapporto sorgono domande, spesso dubbi, interrogativi pieni di speranza ma anche angosciosi, fino alla ricerca, fino al pensiero speculativo, fino ai vertici dell’arte. 


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COMMENTI
07/02/2011 - LA MAESTA' DELLA VITA (Angelo Lucio Rossi)

Nessuno può levarci dall'anima,dalle ossa e dalla carne la morte di Dominika.Siamo responsabili come educatori."Perchè è possibile gettare via tutta la vita avendo solo a che fare con modelli astratti".La nostra imperdonabile colpa è favorire l'astrazione nelle classi, nelle scuole, nella vita concreta di tutti i giorni.Perchè accade questo? Ch ha tolto a questa generazione il gusto della realtà? Chi ha tolto ai giovani il senso e il significato della realtà? Chi ci ha rigirati così? Dove sta la consistenza dell'uomo? Chi e che cosa ci impedisce di trascurare l'io? Chi ci condanna alla sperdutezza dell'io? Come è possibile abbracciare il nostro povero io? Se si trascura il proprio io, è impossibile vivere gli istanti.Domenika ci ha lasciati con una domanda che interroga la nostra responsabilità di educatori. Non possiamo continuare come se nulla fosse successo.C'è bisogno di Qualcuno che ci liberi dal male.C'è bisogno di una carezza del Destino che abbracci le nostre fragili esistenze.

 
07/02/2011 - A proposito di Dominika (Carla D'Agostino Ungaretti)

Povera Dominika, povera Elisa,povere tutte queste ragazze che non riescono a trovare la giusta direzione della loro esistenza! Ma soprattutto poveri noi tutti, genitori, insegnanti, educatori che non siamo riusciti a illuminare loro quella direzione! Quanti ragazzi dovremo ancora perdere prima di arrivare a capire che è necessaria una correzione di rotta in tutti i settori? Famiglia, scuola, televisione, sport, divertimenti, cinema, in tutto ciò che può lasciare un segno nell'anima e nella psiche un ragazzo? E aggiungo anche la parrocchia, che non è più, come una volta, un valido supporto all'opera educativa della famiglia e della scuola, perché sembra intimidita nel presentare con forza (come dovrebbe) i valori cristiani. Dobbiamo metterci in testa tutti che educare significa buttare il sangue e la vita per i nostri figlioli, sacrificando egoismi ed interessi; soprattutto oggigiorno, epoca di relativismo, bisogna riuscire a far capire loro che la vita umana è un dono meraviglioso che non deve essere sprecato sacrificandolo agli idoli di moda che domani saranno dimenticati. Occorre una sinergia di ferro tra tutte le agenzie educative, ma quali genitori, quali insegnanti, quali educatori, oggi, sono all'altezza di un compito che essi stessi sono incapaci di svolgere?