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FINE VITA/ Ecco perché dopo Eluana serve una legge

Alla Camera ha preso il via la discussione sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento. Un provvedimento necessario, come spiega GABRIELE TOCCAFONDI

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Alla Camera ha preso il via la discussione sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat). Colpisce che la legge sia poco conosciuta soprattutto dagli stessi parlamentari, ma ancor di più sorprende che da angolature e convincimenti opposti in molti affermano: meglio nessuna legge che questa legge.

Sorprende perché forse non si comprende che questa legge è quasi obbligata dopo la sentenza definitiva del caso Englaro e dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale in merito ai ricorsi, una sentenza che ha creato una strada verso una forma di eutanasia che altri possono agevolmente percorrere. Sorprende perché senza una “regola”, che in qualche modo parta dalle dichiarazioni di volontà del paziente, la stessa legge sarebbe praticamente nulla, perché le sentenze e il pronunciamento della Corte Costituzionale obbligano il legislatore a partire proprio dal rispetto delle dichiarazioni di volontà. Sorprende, infine, perché l’alternativa sarebbe l’anarchia delle sentenze di singoli tribunali. È un dovere fare una legge tenendo conto dei paletti imposti dal caso Eluana, questa è la realtà: tutto il resto è immaginato e idealizzato, ma non corrisponde alla realtà.

Forse è il caso di ripercorrere quanto accaduto negli ultimi tre anni nel nostro Paese, perché una cosa è chiara: nessuno voleva fare una legge su questo tema, ma dopo il caso Englaro è divenuto doveroso. Con il caso di Eluana, si è messa in pratica anche in Italia una forma di eutanasia, si è deciso che la libertà possa significare “libertà di morire”, si è sentenziato che si possa intraprendere un percorso che porti a un verdetto sulla vita e soprattutto su una vita definita imperfetta, attestando per legge o sentenza quale possa essere il livello non più dignitoso per una vita.

Attualmente, in Italia sono circa 3000 le persone in stato vegetativo, sono decine i casi pronti a fare il percorso nei tribunali italiani e sono migliaia le dichiarazioni di volontà depositate da notai, comuni ed enti locali, documenti che qualche associazione è già pronta a portare in tribunale. Con la sentenza Englaro si è creato un precedente secondo il quale le proprie volontà possono essere ricostruite o desunte addirittura dallo “stile di vita”. Il rischio è quello di un’anarchia giudiziaria e non a caso chi parla di eutanasia sta chiedendo a gran voce di non fare questa legge.


COMMENTI
13/03/2011 - opinione (luigi myx)

sono un infermiere e nell'ambito del mio lavoro questo argomento è molto sentito.I pazienti con malattie croniche-terminali,stanchi delle sofferenze della malattia spesso esprimono la volontà di voler morire ,io gli rispondo che l'ospedale non è il posto giusto per questa richiesta.Ma credo non sia altrettanto giusta la sede parlamentare.Non vorrei essere ovvio ma la sede giusta alberga nella coscienza di ognuno di noi.La coscienza,diceva il mio prof. di etica "è quella voce interna che ci dice ciò che giusto e ciò che è sbagliato".Nel frattempo trovo conforto,cercando di rispondere alla causa della mia professione,nel consiglio di PATCH ADDAMS:se si cura la malattia si vince o si perde, se si cura la persona vi garantisco si vince sempre, qualsiasi esito abbia la terapia). ...Forse non è pertinente all'argomento ma persino il comandamento di IPPOCRATE risulta inadeguato.

 
10/03/2011 - legge necessaria (GIOVANNI PIERONI)

concordo che questa legge è necessaria, anche se pur sempre perfettibile.e attenzione ai lupi vestiti da agnelli

 
10/03/2011 - Legge inopportuna (benedetta frigerio)

Non è vero che c'è già una sentenza scritta dalle corti. Lo dimostra il fatto che dopo Eluana non ci sono stati altri casi e che le sentenze delle corti essendo contraddittorie tra loro non fanno giurisprudenza. Normare una materia come la vita è sempre dannoso. Questa legge, così fatta, rischia di aprire all'eutansia passiva.

 
10/03/2011 - IL BUCO NELLA DIGA (GIANLUIGI PARENTI)

... e quando il collegio dei medici sancirà quello che si deve o non deve fare, chi lo applicherà? ( art.7). Ci sarà il solito brillante giudice che obbligherà il medico a compiere atti contro scienza e coscienza? Gianluigi Parenti Medico Chirurgo Ospedaliero

RISPOSTA:

Riceviamo e pubblichiamo: A proposito di Toccafondi "fine vita". L'onorevole Toccafondi non deve votare i DAT altrimenti introduce l'eutanasia. La legge deve avere un articolo solo contro l'eutanasia, mentre l'idratazione e l'alimentazione non può essere sospesa. Cari legislatori, lasciate morire in pace i pazienti. La logica è quella della 194 (legge sull'aborto); io i DAT non li sottoscrivo ma se uno li sottoscrive faccia pure. Io l'aborto non lo faccio, ma se uno lo fa, faccia pure (sono 6 milioni i morti per aborto in Italia, come lei sa, onorevole, li può contare dalla relazione annuale del Parlamento Italiano). Firmato Leo Aletti medico

 
10/03/2011 - più si regola, meno si regola (massari annalisa)

Le leggi ci sono, dalla Costituzione in "giù". Dovrebbe essere lasciata alla famiglia la libertà di decidere, magari con la consulenza di uno psicologo o un ministro di culto: sono materie e momenti delicatissimi. Una legge metterebbe dei paletti che potrebbero davvero trasformarsi in boomerang per l'ammalato o una lesione dei diritti fondamentali per lui e per la sua famiglia.