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FINE VITA/ Ecco perché dopo Eluana serve una legge

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Questo testo di legge è chiaramente un argine al ripetersi di casi come quello di Eluana. Ripeto: è un argine, con la consapevolezza che la violenza dell’acqua può prevalere. Ma per questo si fanno gli argini È una legge che dice chiaramente “no” all’eutanasia e “no” all’accanimento terapeutico (art. 1 e art. 7). È una legge che prevede un’alleanza e un rapporto di fiducia tra medico e paziente (art. 2) e in questo vuole intendere chiaramente che nessun soggetto esterno potrà interpretare le volontà del paziente rispetto alle cure, che valuterà insieme al proprio medico.

 

Sulla scia della sentenza, e del precedente Englaro, sono previste delle Dat che contengono alcuni punti fermi (art. 3 e art. 4): la Dichiarazione assume rilievo quando è certa, scritta, firmata, non è quindi più possibile ricostruire o immaginare le dichiarazioni di volontà. Assume rilievo quando viene accertato che il paziente non sia più capace di comprendere, quindi se è certa l’incapacità. Ha validità di 5 anni, e quindi la volontà deve essere espressa e confermata. Deve essere inserita nella cartella clinica. Alimentazione e idratazione non sono oggetto di Dichiarazioni e non possono essere equiparate a terapie mediche, tranne il caso in cui non risultino più efficaci nel fornire fattori nutrizionali.

 

In condizioni di urgenza o quando il soggetto versa in pericolo di vita immediato, la Dichiarazione non si applica (art. 4), il medico applica il principio di inviolabilità della vita umana e della tutela della salute, secondo principi di precauzione, proporzionalità e prudenza (art. 7). Il medico curante ha un ruolo centrale sia nella fase di informazione costante al paziente cosciente, sia in seguito, quando lo stesso si trova nell’incapacità permanete di comprendere e quindi subentra la Dichiarazione di trattamento. In questo caso al paziente subentra il fiduciario da lui nominato (art. 6), che sarà l’unica persona autorizzata a interagire con il medico. In caso di controversia tra medico curante e fiduciario, la questione viene sottoposta a un collegio di medici (art. 7).



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COMMENTI
13/03/2011 - opinione (luigi myx)

sono un infermiere e nell'ambito del mio lavoro questo argomento è molto sentito.I pazienti con malattie croniche-terminali,stanchi delle sofferenze della malattia spesso esprimono la volontà di voler morire ,io gli rispondo che l'ospedale non è il posto giusto per questa richiesta.Ma credo non sia altrettanto giusta la sede parlamentare.Non vorrei essere ovvio ma la sede giusta alberga nella coscienza di ognuno di noi.La coscienza,diceva il mio prof. di etica "è quella voce interna che ci dice ciò che giusto e ciò che è sbagliato".Nel frattempo trovo conforto,cercando di rispondere alla causa della mia professione,nel consiglio di PATCH ADDAMS:se si cura la malattia si vince o si perde, se si cura la persona vi garantisco si vince sempre, qualsiasi esito abbia la terapia). ...Forse non è pertinente all'argomento ma persino il comandamento di IPPOCRATE risulta inadeguato.

 
10/03/2011 - legge necessaria (GIOVANNI PIERONI)

concordo che questa legge è necessaria, anche se pur sempre perfettibile.e attenzione ai lupi vestiti da agnelli

 
10/03/2011 - Legge inopportuna (benedetta frigerio)

Non è vero che c'è già una sentenza scritta dalle corti. Lo dimostra il fatto che dopo Eluana non ci sono stati altri casi e che le sentenze delle corti essendo contraddittorie tra loro non fanno giurisprudenza. Normare una materia come la vita è sempre dannoso. Questa legge, così fatta, rischia di aprire all'eutansia passiva.

 
10/03/2011 - IL BUCO NELLA DIGA (GIANLUIGI PARENTI)

... e quando il collegio dei medici sancirà quello che si deve o non deve fare, chi lo applicherà? ( art.7). Ci sarà il solito brillante giudice che obbligherà il medico a compiere atti contro scienza e coscienza? Gianluigi Parenti Medico Chirurgo Ospedaliero

RISPOSTA:

Riceviamo e pubblichiamo: A proposito di Toccafondi "fine vita". L'onorevole Toccafondi non deve votare i DAT altrimenti introduce l'eutanasia. La legge deve avere un articolo solo contro l'eutanasia, mentre l'idratazione e l'alimentazione non può essere sospesa. Cari legislatori, lasciate morire in pace i pazienti. La logica è quella della 194 (legge sull'aborto); io i DAT non li sottoscrivo ma se uno li sottoscrive faccia pure. Io l'aborto non lo faccio, ma se uno lo fa, faccia pure (sono 6 milioni i morti per aborto in Italia, come lei sa, onorevole, li può contare dalla relazione annuale del Parlamento Italiano). Firmato Leo Aletti medico

 
10/03/2011 - più si regola, meno si regola (massari annalisa)

Le leggi ci sono, dalla Costituzione in "giù". Dovrebbe essere lasciata alla famiglia la libertà di decidere, magari con la consulenza di uno psicologo o un ministro di culto: sono materie e momenti delicatissimi. Una legge metterebbe dei paletti che potrebbero davvero trasformarsi in boomerang per l'ammalato o una lesione dei diritti fondamentali per lui e per la sua famiglia.