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FINE VITA/ Ecco perché dopo Eluana serve una legge

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L’alternativa è l’anarchia delle sentenze di qualche tribunale che più che “accompagnare alla morte” determina la morte per legge, togliendo acqua e cibo a chi non aveva mai detto di voler morire ed era amorevolmente accudito. Che società è quella che chiama la vita “un inferno” e la morte “una liberazione”? La sospensione dell’alimentazione di Eluana è stata un omicidio, così come è omicidio quello che qualche associazione e qualche deputato dichiarano nella loro volontà di aprire all’eutanasia. La questione è poi aggravata dal fatto che si è voluto impedire l’esercizio della carità, perché c’è chi si stava prendendo cura di Eluana e, come dichiarato pubblicamente, avrebbe continuato gratuitamente a farlo. Una disponibilità che vale anche per tanti altri casi. 

 

La storia del nostro popolo è un’altra. La storia della medicina è progredita quando si è cominciato ad assistere gli “inguaribili”, che prima venivano espulsi dalla comunità degli uomini “sani”, lasciati morire fuori dalle mura della città o eliminati. Chi cominciò a prendersi cura degli inguaribili lo fece per una ragione che era più potente della vita stessa: una passione per il destino dell’altro uomo. La stessa storia degli ospedali nasce da questo. Una storia che adesso fa una brusca inversione.

 

Il caso Eluana, e il dibattito su questa legge, ci mette davanti alla prima evidenza che emerge nella nostra vita: non ci facciamo da soli. Siamo voluti da un Altro. «Persino i capelli del vostro capo sono contati». Rifiutare questa evidenza vuol dire rifiutare la realtà e chi rifiuta la realtà rifiuta di vivere.



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COMMENTI
13/03/2011 - opinione (luigi myx)

sono un infermiere e nell'ambito del mio lavoro questo argomento è molto sentito.I pazienti con malattie croniche-terminali,stanchi delle sofferenze della malattia spesso esprimono la volontà di voler morire ,io gli rispondo che l'ospedale non è il posto giusto per questa richiesta.Ma credo non sia altrettanto giusta la sede parlamentare.Non vorrei essere ovvio ma la sede giusta alberga nella coscienza di ognuno di noi.La coscienza,diceva il mio prof. di etica "è quella voce interna che ci dice ciò che giusto e ciò che è sbagliato".Nel frattempo trovo conforto,cercando di rispondere alla causa della mia professione,nel consiglio di PATCH ADDAMS:se si cura la malattia si vince o si perde, se si cura la persona vi garantisco si vince sempre, qualsiasi esito abbia la terapia). ...Forse non è pertinente all'argomento ma persino il comandamento di IPPOCRATE risulta inadeguato.

 
10/03/2011 - legge necessaria (GIOVANNI PIERONI)

concordo che questa legge è necessaria, anche se pur sempre perfettibile.e attenzione ai lupi vestiti da agnelli

 
10/03/2011 - Legge inopportuna (benedetta frigerio)

Non è vero che c'è già una sentenza scritta dalle corti. Lo dimostra il fatto che dopo Eluana non ci sono stati altri casi e che le sentenze delle corti essendo contraddittorie tra loro non fanno giurisprudenza. Normare una materia come la vita è sempre dannoso. Questa legge, così fatta, rischia di aprire all'eutansia passiva.

 
10/03/2011 - IL BUCO NELLA DIGA (GIANLUIGI PARENTI)

... e quando il collegio dei medici sancirà quello che si deve o non deve fare, chi lo applicherà? ( art.7). Ci sarà il solito brillante giudice che obbligherà il medico a compiere atti contro scienza e coscienza? Gianluigi Parenti Medico Chirurgo Ospedaliero

RISPOSTA:

Riceviamo e pubblichiamo: A proposito di Toccafondi "fine vita". L'onorevole Toccafondi non deve votare i DAT altrimenti introduce l'eutanasia. La legge deve avere un articolo solo contro l'eutanasia, mentre l'idratazione e l'alimentazione non può essere sospesa. Cari legislatori, lasciate morire in pace i pazienti. La logica è quella della 194 (legge sull'aborto); io i DAT non li sottoscrivo ma se uno li sottoscrive faccia pure. Io l'aborto non lo faccio, ma se uno lo fa, faccia pure (sono 6 milioni i morti per aborto in Italia, come lei sa, onorevole, li può contare dalla relazione annuale del Parlamento Italiano). Firmato Leo Aletti medico

 
10/03/2011 - più si regola, meno si regola (massari annalisa)

Le leggi ci sono, dalla Costituzione in "giù". Dovrebbe essere lasciata alla famiglia la libertà di decidere, magari con la consulenza di uno psicologo o un ministro di culto: sono materie e momenti delicatissimi. Una legge metterebbe dei paletti che potrebbero davvero trasformarsi in boomerang per l'ammalato o una lesione dei diritti fondamentali per lui e per la sua famiglia.