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Cronaca

J’ACCUSE/ Cosa nasce da quei giovani-vecchi cresciuti a latte e rivoluzioni fallite?

L'Italia è una nazione vecchia nell'animo? (Foto Imagoeconomica)L'Italia è una nazione vecchia nell'animo? (Foto Imagoeconomica)

E questo disastro si riversa sui figli, come ben descrive Paola Mastrocola nel suo libro Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare (Guanda, 2011). Il libro racconta con gli occhi di una professoressa la generazione attuale, in cui “l’importante è essere, non fare; e quindi dare il segnale di ciò che si è, non di ciò che si fa: vestirsi, mostrare, non costruire, lavorare, studiare. Non si va a scuola per fare qualcosa, ma per essere qualcuno; e i vestiti sono uno dei possibili strumenti. […] Una volta l’atteggiamento modaiolo riguardava pochi, oggi la quasi totalità dei giovani. Inoltre, oggi c’è infinitamente più denaro, di cui i nostri figli possono agevolmente disporre”, dando l’illusione che si possa essere se stessi aderendo alle alternative che detta la tv o la pubblicità, “con centomila modi per personalizzare, parola magica!, quello che in realtà è tutto miseramente uguale”.

 

Perché la generazione precedente, quella che ora fa il “bar dello sport” nei giornali e in Parlamento, ha saputo disperdere un tesoro: la certezza “che molte cose all’inizio faticose spiacevoli o difficili sanno poi tramutarsi in lievi, piacevoli, addirittura facili, quando si diventa capaci di farle. Capivamo che esiste anche una felicità mentale, ed è quello stato di grazia che ci prende quando arriviamo a essere padroni di un gioco complesso, non banale, sia esso una poesia di Emily Dickinson o un teorema di algebra”. Oggi, alla minima difficoltà (un esame andato male, un figlio non voluto) si insegna solo a fuggire.

 

La colpa per l’autrice è la scuola alterata dai miti di don Milani o di Gianni Rodari, che hanno fatto scemare l’impegno per sostituirlo col gioco, che hanno abbassato il livello richiesto sperando che così qualcosa arrivasse a tutti, mentre non solo il 90% dei ragazzi, dice, oggi vanno a scuola senza voler imparare, studiare, ma solo per socializzare; ma anche gli è scomparso il senso di rispetto per l’istituzione e di rimorso per l’insuccesso evitabile.


COMMENTI
15/03/2011 - non nasce che vecchiume. Ma..... (attilio sangiani)

Ma ci sono stati tanti,tra i docenti e gli allievi,che sono passati attraverso la GRANDE TRIBOLAZIONE( Appocalisse):docenti rimasti impavidi a fare il loro dovere di educatori,nonostante le "okkupazioni"; studenti che sfidavano,nelle assemblee,la minoranza che,eccitata da veri e nascosti"bolscevichi",pretendeva di essere la "maggioranza",di rappresentare tutti,di essere "L'ala marciante della STORIA". Ora molti dei sessantottini,saliti in cattedre senza aver studiato,promossi con il 30 politico, diseducano e tiranneggiano gli allievi. Però le speranze per il futuro sono ben fondate sugli altri della GRANDE TRIBOLAZIONE,che sono tanti,ma non esibizionisti,che non vanno da pagliacci nelle piazze disertando le aule,che....

 
15/03/2011 - Nessuno tocchi Milani (Antonio Servadio)

Non credo affatto che don Milani o Gianni Rodari siano o siano stati un problema, o l’emblema del problema - anzi ! C'è impegno e impegno. C’è l’impegno forzoso, stucchevole e arido, sospinto dalla disciplina e impostato su un rapporto a senso unico tra docenti e discenti. Esiste anche un impegno regolato dalla disciplina ma vivificato da genuino interesse e sostenuto dal coinvolgimento. L'impegno presuppone volontà, e sforzi, ma non esclude la partecipazione, né il gradimento. “Dimmi che fare e lo dimenticherò. Mostralo e ricorderò. Ma solo se mi coinvolgerai avrò capito” (Confucio). Oggi questo modo di procedere è ampiamente assimilato nei metodi formativi professionali (ed anche a scuola). Non ho letto il libro qui sopra recensito. Risponderei che "The greater the ignorance, the greater the dogmatism" (Sir William Osler) e che “Insegnare è imparare due volte” (Joseph Joubert). C’è un guasto trasversale e ricorrente nella storia umana: in occasione di cambiamenti bruschi o violenti si getta via il bambino assieme ai panni sporchi. Infine, la lettrice Vites ha ben evidenziato quale tipo di gioco ideologico aveva rimpiazzato l’impegno dell'intelletto.

 
14/03/2011 - a me hanno insegnato solo la rivoluzione cinese (CARLA VITES)

Grazie per questa notazione su un libro che comprerò senz'altro. Purtroppo è tutto drammaticamente vero. Il '68 ha visto una generazione che aveva avuto tanto (dopo la guerra i figli di quelli che avevano fatto l'Italia, con fatica e sudore della fronte vero, si trovavano a gestire un capitale di offerte e possibilità notevole) pretendere di prendersi tutto. E così , tralasciando altri commenti, il mio pensiero va al prof di Storia e filosofia esperto solo in rivoluzione cinese, affiliato alla IV Internazionale , che ogni mattina di quel l'inverno 1976, doveva essere incoraggiato da noi studenti perché lui sosteneva che 'non producendo niente di materiale' in realtà il suo venire in cattedra a insegnare era del tutto inutile, se non per il fatto che così poteva 'rubare i soldi allo Stato che combatto' Sic.Ed era,per noi, l'anno della Maturità.