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J’ACCUSE/ Cosa nasce da quei giovani-vecchi cresciuti a latte e rivoluzioni fallite?

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L'Italia è una nazione vecchia nell'animo? (Foto Imagoeconomica)  L'Italia è una nazione vecchia nell'animo? (Foto Imagoeconomica)

“Noi soprattutto, noi che apparteniamo alla generazione nata negli anni Cinquanta, noi generazione del Sessantotto e dintorni siamo i massimi responsabili - dice la Mastrocola -. Abbiamo lasciato che andassero a ramengo purché ci lasciassero in pace, liberi di occuparci del nostro ombelico. Così adesso, di fronte ai libri che li mettono davanti a ostacoli insormontabili, i nostri ragazzi scappano. Al massimo, leggono i libri dei vampiri”.

 

Cosa c’era da aspettarsi da una generazione, pur con le dovute eccezioni, che ha messo il relativismo come somma legge, che ha prima pensato di rivoluzionare il mondo col comunismo distruggendo fisicamente gli avversari e poi è arrivata a capitanare l’industria che combattevano, col rammarico di essere dei traditori dell’idea marxista-ugualitaria, presto tramutato in cinismo?

 

Oggi sanno solo parlare di morte, di diritti “civili”, cioè di quello che si può fare al chiuso della propria stanzetta, e in questo rammarico e intisichimento hanno intisichito dai loro giornali, televisioni e cattedre; e di conseguenza i giovani. Che si ribelleranno contro la generazione che gli ha tarpato le ali, come - guarda tu - prevedeva un antico sessantottino, Adolfo Bioy Casares in Diario della guerra al maiale (1969); ma il nemico, i “vecchi” da combattere, ora sono proprio loro, i falliti rivoluzionari.

 

A quando la ribellione dei giovani, che ora guardano i luoghi remoti di libertà, le piccole comunità e movimenti, come un luogo di riscossa? La attendiamo, sapendo che i luoghi vivi e innamorati della vita non si sono mai spenti; ma ci vorrà molto per uscire a ridare forza ai muscoli mentali e morali di un popolo addormentato tra richieste di morte e “circenses”: servirà una generazione o due.



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COMMENTI
15/03/2011 - non nasce che vecchiume. Ma..... (attilio sangiani)

Ma ci sono stati tanti,tra i docenti e gli allievi,che sono passati attraverso la GRANDE TRIBOLAZIONE( Appocalisse):docenti rimasti impavidi a fare il loro dovere di educatori,nonostante le "okkupazioni"; studenti che sfidavano,nelle assemblee,la minoranza che,eccitata da veri e nascosti"bolscevichi",pretendeva di essere la "maggioranza",di rappresentare tutti,di essere "L'ala marciante della STORIA". Ora molti dei sessantottini,saliti in cattedre senza aver studiato,promossi con il 30 politico, diseducano e tiranneggiano gli allievi. Però le speranze per il futuro sono ben fondate sugli altri della GRANDE TRIBOLAZIONE,che sono tanti,ma non esibizionisti,che non vanno da pagliacci nelle piazze disertando le aule,che....

 
15/03/2011 - Nessuno tocchi Milani (Antonio Servadio)

Non credo affatto che don Milani o Gianni Rodari siano o siano stati un problema, o l’emblema del problema - anzi ! C'è impegno e impegno. C’è l’impegno forzoso, stucchevole e arido, sospinto dalla disciplina e impostato su un rapporto a senso unico tra docenti e discenti. Esiste anche un impegno regolato dalla disciplina ma vivificato da genuino interesse e sostenuto dal coinvolgimento. L'impegno presuppone volontà, e sforzi, ma non esclude la partecipazione, né il gradimento. “Dimmi che fare e lo dimenticherò. Mostralo e ricorderò. Ma solo se mi coinvolgerai avrò capito” (Confucio). Oggi questo modo di procedere è ampiamente assimilato nei metodi formativi professionali (ed anche a scuola). Non ho letto il libro qui sopra recensito. Risponderei che "The greater the ignorance, the greater the dogmatism" (Sir William Osler) e che “Insegnare è imparare due volte” (Joseph Joubert). C’è un guasto trasversale e ricorrente nella storia umana: in occasione di cambiamenti bruschi o violenti si getta via il bambino assieme ai panni sporchi. Infine, la lettrice Vites ha ben evidenziato quale tipo di gioco ideologico aveva rimpiazzato l’impegno dell'intelletto.

 
14/03/2011 - a me hanno insegnato solo la rivoluzione cinese (CARLA VITES)

Grazie per questa notazione su un libro che comprerò senz'altro. Purtroppo è tutto drammaticamente vero. Il '68 ha visto una generazione che aveva avuto tanto (dopo la guerra i figli di quelli che avevano fatto l'Italia, con fatica e sudore della fronte vero, si trovavano a gestire un capitale di offerte e possibilità notevole) pretendere di prendersi tutto. E così , tralasciando altri commenti, il mio pensiero va al prof di Storia e filosofia esperto solo in rivoluzione cinese, affiliato alla IV Internazionale , che ogni mattina di quel l'inverno 1976, doveva essere incoraggiato da noi studenti perché lui sosteneva che 'non producendo niente di materiale' in realtà il suo venire in cattedra a insegnare era del tutto inutile, se non per il fatto che così poteva 'rubare i soldi allo Stato che combatto' Sic.Ed era,per noi, l'anno della Maturità.