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IL CASO/ Janet Porter (Usa): così il battito di un bimbo "uccide" gli abortisti

Pubblicazione:martedì 15 marzo 2011

Un feto di 18 giorni in aula di tribunale: è l'Heartbeat Bill Un feto di 18 giorni in aula di tribunale: è l'Heartbeat Bill

Dall’esterno, ad esempio qui in Italia, la divisione tra pro-life e pro-choice viene identificata come una divisione tra Repubblicani, pro-life, e Democratici, pro-choice. È veramente così o vi sono impostazioni diverse nei partiti?

Senz’altro tra le piattaforme programmatiche dei due partiti la divisione è quella indicata: i Repubblicani sostengono la vita, i Democratici l’aborto. Detto questo, all’interno dei partiti vi sono posizioni diverse: vi sono Repubblicani pro aborto e Democratici pro-life. Le stesse diversità vi sono all’interno della Commissione che sta esaminando lo Heartbeat Bill.

The Heartbeat Bill si basa sul riconoscimento del battito del cuore del feto, già verificabile prima dell’invenzione degli ultrasuoni. Come mai questo fatto “naturale” ha la possibilità di essere preso in considerazione laddove vengono rifiutate tante altre evidenze scientifiche?

I tribunali non hanno mai considerato questo particolare aspetto, che è unico e peculiare rispetto ad altri elementi presi in considerazione da leggi e tribunali. Per esempio, la protezione dal momento in cui il feto è definito “vitale”, cioè in grado di vivere fuori dell’utero, può salvare diversi bambini, ma dipende dalle tecnologie disponibili e può essere diverso a seconda dei tempi e dei luoghi; infatti non tutti gli ospedali sono avanzati in uguale misura. Il battito del cuore, invece, o lo si sente o non lo si sente, come per ogni altro paziente in qualsiasi ospedale di ogni parte del mondo.  Non è l’inizio della vita, ma è un “indicatore” della vita, come sentire il polso. Non si seppellisce una persona il cui cuore batte, perché vuol dire che è viva. Questa legge porrà fine alla discriminazione e porterà allo stesso comportamento anche nei confronto degli inizi della vita.


Su quale principio giuridico si basa la vostra proposta di legge e in che modo si oppone alle leggi vigenti sull’aborto?

Nel periodo in cui sono stata Direttore Legislativo di Right to Life in Ohio (NdT: Diritto alla Vita, organizzazione pro-life), una dozzina di anni fa, ho lavorato per far approvare una serie di leggi migliorative, ad esempio sul consenso dei genitori, sul consenso informato delle donne con un periodo di sospensione di 24 ore, sul cosiddetto Fetal Homicide, quando una donna incinta viene uccisa, sui regolamenti clinici, sui finanziamenti, e la prima legge negli Stati Uniti che proibiva l’aborto con nascita parziale. Leggi molto buone, ma che rappresentano solo dei miglioramenti. Tutte insieme non danno la protezione che la legge sul battito del cuore assicurerà, fino a 20.000 bambini nel suo primo anno in Ohio.


Se lo Heartbeat Bill verrà approvato quali cambiamenti introdurrà nel sistema giuridico americano? Un ricorso alla Corte Suprema e una sua possibile decisione negativa vedrebbero cancellata la legge?

Se lo Heartbeat Bill verrà approvato, cambierà tutto. Un ricorso alla Corte sarebbe un bene, perché per ottenere prima bisogna chiedere. Anche se all’inizio perdessimo, come nel 1995 con la messa al bando dell’aborto con nascita parziale, ci sono già altri Stati pronti a seguirci , come appunto successe allora. Erano 30 gli stati che avevano adottato una legge simile a quella dell’Ohio e la Corte Suprema prese in esame quella dello Stato del Nebraska, e disse “no”. Ma non tutto era perduto e, come nella parabola della vedova molesta, noi abbiamo continuato a bussare alla porta della Corte e anche un “giudice iniquo” alla fine ci ha reso giustizia. Sette anni dopo, nel 2007 la Corte disse finalmente “sì”, proibendo quel metodo brutale di aborto chiamato “con nascita parziale”.



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