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IL CASO/ La sentenza che difende il crocifisso da un magistrato

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Un'aula di Tribunale (Foto Imagoeconomica)  Un'aula di Tribunale (Foto Imagoeconomica)

Verosimilmente, la sentenza della Corte di Cassazione n. 5924/2011, di cui ha riferito anche ilsussidiario.net nei giorni scorsi, non dirà l’ultima parola in ordine alle tematiche relative all’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici e in particolare nelle aule giudiziarie.

 

Ciò, anzitutto, in quanto si tratta della decisione su un caso per alcuni versi alquanto peculiare, con la conseguenza che non tutti i principi affermati in tale sentenza possono essere considerati di portata generale.

 

La vicenda sottoposta all’esame della Corte riguardava un magistrato che si era rifiutato di tenere udienza a causa della presenza del crocifisso nelle aule del Tribunale dove prestava servizio e che aveva mantenuto tale posizione anche a seguito della messa a sua disposizione di un’aula priva di simboli religiosi. Il magistrato aveva giustificato la persistenza del suo rifiuto in base alla considerazione che la presenza del crocifisso in altre aule giudiziarie avrebbe comunque leso i diritti di libertà religiosa degli utenti di tali aule.

 

Sul punto la Corte di Cassazione ha rilevato che non spetta al singolo individuo pretendere di tutelare la laicità dello Stato o diritti di libertà religiosa di altri soggetti e che pertanto il rifiuto della prestazione lavorativa da parte del magistrato in questione era certamente ingiustificato. Né tale rifiuto, contrariamente a quanto sostenuto dal magistrato, poteva giustificarsi per il fatto che a quest’ultimo era stata negata l’autorizzazione a esporre nelle aule giudiziarie la menorah, simbolo della religione ebraica.


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COMMENTI
16/03/2011 - Consiglio di Stato (marletta riccardo)

Credo che Lei si riferisca alla decisione n. 556/2006, resa sempre con riferimento al caso Lautsi. Cordiali saluti rm

 
16/03/2011 - la palla al legislatore ordinario... (attilio sangiani)

In breve: la Cassazione italiana rimanda la palla al legislatore ordinario ed applica le norme vigenti. Mi pare già un successo,a difesa della esposizione del Crocifisso,che la Corte non abbia rimesso d'ufficio le norme vigenti alla Corte Costituzionale... Molto più articolate e convincenti "de jure condito" le motivazioni di una storica sentenza del Consiglio di Stato ( non ricordo,in questo momento,nè l'anno nè il numero ). Cordialmente