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Cronaca

IL CASO/ La sentenza che difende il crocifisso da un magistrato

Un'aula di Tribunale (Foto Imagoeconomica)Un'aula di Tribunale (Foto Imagoeconomica)

In quella pronuncia, la Corte Europea aveva ritenuto che l'esposizione di un simbolo religioso in un luogo pubblico, e in particolare nelle aule scolastiche, limiterebbe il diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni e il diritto degli studenti di credere o di non credere. Ora si tratta di vedere se la Grande Chambre confermerà questa impostazione, secondo la quale, in nome della pretesa “neutralità” dello Stato, si pretende di dettare regole valide per tutti gli Stati europei, azzerando così la storia e le tradizioni di ciascun Paese.

 

È appena il caso di ricordare che una delle più importanti declinazioni del principio di sussidiarietà, cui anche le istituzioni europee devono attenersi, consiste nel valorizzare le identità esistenti nei singoli Stati e non certo di mortificarle. Sembra invece che una certa cultura, sempre più diffusa in Europa e bene espressa dalla sentenza della Corte Europea sopra citata e da altre pronunce giudiziarie, tema le identità e si adoperi in ogni modo per “normalizzare” il nostro Continente.

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COMMENTI
16/03/2011 - Consiglio di Stato (marletta riccardo)

Credo che Lei si riferisca alla decisione n. 556/2006, resa sempre con riferimento al caso Lautsi. Cordiali saluti rm

 
16/03/2011 - la palla al legislatore ordinario... (attilio sangiani)

In breve: la Cassazione italiana rimanda la palla al legislatore ordinario ed applica le norme vigenti. Mi pare già un successo,a difesa della esposizione del Crocifisso,che la Corte non abbia rimesso d'ufficio le norme vigenti alla Corte Costituzionale... Molto più articolate e convincenti "de jure condito" le motivazioni di una storica sentenza del Consiglio di Stato ( non ricordo,in questo momento,nè l'anno nè il numero ). Cordialmente