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NUCLEARE/ Da Fukushima al Vajont la cappa ideologica che lascia al buio l’Italia

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Nel nostro Paese, come è noto, sono in programma per giugno tre referendum popolari promossi dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, uno più farisaico dell’altro, volti in effetti rispettivamente: a rendere Berlusconi più vulnerabile ad attacchi giudiziari; a bloccare la razionalizzazione dell’impiego dell’acqua (oggi, nell’insieme gli acquedotti italiani ne perdono una quantità divenuta ormai non più sostenibile); infine, appunto, a bloccare l’avvio nel nostro Paese della costruzione di centrali elettro-nucleari.

 

Al di là di ogni altra considerazione, riguardo a quest’ultimo ci sarebbe innanzitutto da dire che è completamente inutile. L’Italia non è uno stivale che fluttua nel vuoto cosmico: come già accennavamo, è parte di un piccolo continente dove già ci sono circa 150 centrali, almeno quindici delle quali sono molto più vicine a Milano di quanto Fukushima sia da Tokyo. Quindi di che cosa stiamo parlando? Su che cosa vogliamo decidere?

 

Nella parte del mondo in cui viviamo la scelta per il nucleare è già stata fatta da anni. L’unica differenza per quanto ci riguarda come Italia è che ne condividiamo i rischi (nella misura in cui ci sono) senza condividerne i vantaggi. Il referendum in programma è pertanto una pura perdita di tempo, a meno che diventi occasione per un dibattito nazionale ampio e non emotivo sul problema: un’occasione che il governo farebbe bene non a subire, bensì a cogliere attivamente.



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COMMENTI
17/03/2011 - W la grande Germania (Mariano Belli)

Ho letto oggi su un giornale "concorrente" (in realtà tutti dovrebbero "concorrere" al vero, purtroppo non è così) un ottimo articolo dal titolo che dice tutto "La Germania ha scelto : Puntiamo su sole e vento". Ecco, i paesi evoluti vanno avanti, l'italietta dei mille interessi di bottega va indietro, e come al solito si cerca di buttarla in caciara per mischiare la carte. Che tristezza!

 
17/03/2011 - concordo,e... (attilio sangiani)

concordo pienamente con l'articolo. Aggiungerei che sarebbe giusto chiedere a chi si oppone,con ragioni fasulle,al nucleare in Italia,di accollarsi la responsabilità della lenta crescita o del declino della economia italiana. Infatti una delle cause principali è proprio il costo della energia,che entra nel costo di produzione di ogni bene o servizio.Oltre all'invecchiamento fisico e mentale della nostra gente ed ai persistenti vincoli monopolistici e burocratici,nonchè al vetero-sindacalismo CGIL che premia i fannulloni e non il merito,come insegna la vicenda della Fiat nelle varie località italiane .

 
17/03/2011 - Qui da noi (Diego Perna)

Qui da noi è ormai tutto politica, è vero abbiamo vicinissime le centrali francesi o slovene, e dalle sue parti c'è pericolo, qui dalle mie meno, vivo in Sicilia e sono quindi più lontano che Tokio. Se non erro siamo cinti dalle Alpi, muraglia che ci darebbe un pò di di tempo, qualora dovesse capitare il peggio. Se i paesi a noi vicini, hanno deciso diversamente, a favore del nucleare, non è a noi imputabile, come non lo è il fatto che in Libia avrebbero voluto disfarsi di un dittatore e purtroppo, anche per indifferenza o interesse del mondo , non ci sono riusciti. In una cosa lei non sbaglia,e sarebbe facile a chi chiunque vederlo. Se Repubblica o Ansa non sono allineati con il governo, e lo sappiamo tutti, accentueranno la catastrofe, qualora non fosse già abbastanza straordinariamente eccezionale, così da generare quel sentimento di paura, umanamente comprensibile, e far dire no al nucleare a quella gente che poco si occupa di questioni reali, ma che si muove a seconda di ciò che i media e i loro proprietari desiderano. Allo stesso tempo, chi il nucleare lo vuole, si muove perchè si costruiscano centrali, senza chiedersene la convenienza economica, ma solo per affiancare il Berlusconi di turno. Con tutta la stima che ho per lei dott.Ronza, non posso condividere ciò che le ha scritto. Buona Serata e Unità d'Italia. P.S A Messina c'è stato terremoto e Tsunami, facendo i dovuti scongiuri, non è stato necessariamente una tantum.

 
17/03/2011 - prospettiva futura (angelo canavese)

L'articolo mi sembra si collochi sul livello della battaglia politica: e quindi come per tutte le battaglie, cerca di smascherare gli attacchi dal nemico. Tuttavia quello che e' successo nella centrale del Giappone e' reale, ed anche se non fosse successo niente, varrebbe forse la pena domandarsi sotto che prospettiva di vita futura si vuole ricoprire il mondo di (sicure) centrali atomiche.