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LETTERA/ Quel fiume di scartoffie che lascia il Veneto “alluvionato” da 45 anni

Pubblicazione:venerdì 18 marzo 2011

un mezzo anfibio dei Vigili del fuoco in azione a Soave, in provincia di Verona (Foto Ansa) un mezzo anfibio dei Vigili del fuoco in azione a Soave, in provincia di Verona (Foto Ansa)

Dodici ore di pioggia e il Veneto torna indietro di cinque mesi: a mollo fisicamente, dopo l’alluvione di inutili parole e di sterili promesse seguita a quella fisica registrata nell’ottobre scorso.

 

Ma la cosa peggiore è che nulla o quasi è cambiato rispetto a un tempo molto più remoto: il tragico autunno del 1966, con l’immagine-emblema di una Venezia finita sott’acqua, e con mezza regione devastata.

 

L’aveva già spiegato a chiare lettere, e l’ha ribadito in queste ore, uno dei massimi esperti, come sempre inascoltato. “Non è un problema nuovo, lo conosciamo bene fin dal 1966; e all’epoca avevamo anche spiegato cosa bisognava fare per evitare analoghe calamità”, sottolinea Luigi D’Alpaos, che insegna Idrodinamica alla facoltà di Ingegneria dell’università di Padova. E del quale ci si è ricordati nell’ottobre scorso, di fronte alla nuova alluvione: quarantacinque anni fa, aveva fatto parte del gruppo di esperti che aveva studiato il disastro, e proposto i rimedi.


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