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CROCIFISSO/ 2. L’avvocato: sventato il rischio di uno Stato a "confessione laicista"

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Non si trattava cioè di un’operazione neutra, come poteva apparire. Pretendere di impedire l’utilizzo e la visibilità pubblica di simboli religiosi va ben oltre il rispetto per chi in quei simboli non si riconosce, al fine di non perturbarne e di non condizionarne l’intima spiritualità. Il rispetto implica attenzione e riguardo per le persone altrui, cui non si deve imporre un credo religioso, neppure indirettamente; ma non significa anche necessariamente eliminazione dagli ambienti pubblici di tutte le manifestazioni esteriori di una fede religiosa. Se così fosse, si ridurrebbe la fede a mero fattore intimistico dell’uomo e – per quanto riguarda il cattolicesimo – se ne disconoscerebbe il valore specifico di sale della terra. Anche questa riduzione sarebbe, a suo modo, una nuova religione che verrebbe – questa volta sì – necessariamente imposta ai cittadini, poiché l’ordinamento assumerebbe una struttura ideologica monista dal punto di vista religioso, nel senso che assumerebbe come unico criterio ammesso quello dell’assoluto divieto di manifestazioni religiose, incorrendo nel medesimo atteggiamento confessionistico – e non certo laico – caratteristico dello Stato che ammette una sola religione.

In sostanza, imporre ad uno Stato di essere laico, intendendosi con ciò un’esasperata neutralità rispetto al fenomeno religioso, significa disconoscere di fatto quella stessa laicità che si vorrebbe a parole affermare.

 

Mi pare che detta conclusione sia stata messa ben in luce dall’intervento, presso la Grande Chambre della Corte Europea, dal Prof. Weiler, in funzione di rappresentante dei Governi di alcuni Paesi che hanno deciso di intervenire in giudizio per sostenere le ragioni italiane. Egli fa l’ipotesi di due amici che iniziano la scuola, Leonardo proveniente da famiglia atea, Marco da famiglia cattolica. Nell’ipotesi che vorrebbe l’eliminazione del crocifisso dalle aule scolastiche, lo stesso turbamento che colpirebbe Leonardo nel vedere il crocifisso, colpirebbe Marco nel non vederlo. Anche lui tornerebbe a casa agitato: “la scuola è come la casa di Leonardo” griderebbe “vedi, l’avevo detto che non ne avevamo bisogno”.

 

In realtà, il fatto di attribuire a manifestazioni visibili di una fede religiosa valore condizionante di altre libertà religiose offenderebbe la stessa dignità della scelta religiosa o non religiosa, che verrebbe del tutto svilita se cedesse davanti alla mera presenza visibile di altre fedi.

In termini più generali può affermarsi che non potrà certo ritenersi lesivo della libertà religiosa quel condizionamento esterno che lasci intatta la libertà di scelta, senza assumere le proporzioni di una vera e propria costrizione. Potrà parlarsi di scelta più difficile (d’altra parte, è difficile ritenere che possa esistere una libertà del tutto priva di condizionamenti, vista la natura relazionale dell’uomo), ma non di violazione della libertà religiosa.



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