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CROCIFISSO/ 2. L’avvocato: sventato il rischio di uno Stato a "confessione laicista"

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E’ proprio questo il punto sottolineato dalla sentenza definitiva della Corte Europea, in sede di appello: “se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni”. Insomma, l’eventuale “percezione personale” di detta influenza non è sufficiente a integrare una violazione del diritto a una istruzione “secondo le singole convinzioni religiose e filosofiche” di cui parla l’art. 2, Protocollo 1, della Convenzione dei Diritti dell’Uomo.

 

Per sostenere il contrario occorrerebbe invece dimostrare “un’opera di indottrinamento da parte dello Stato”, e dunque l’esistenza di “pratiche di insegnamento volte al proselitismo”. La Grande Camera poi ricorda di aver già precedentemente stabilito che, “in merito al ruolo preponderante di una religione nella storia del paese, il fatto che, nel programma scolastico le sia accordato uno spazio maggiore rispetto alle altre religioni non costituisce di per sé opera di indottrinamento”.

 

Come si vede, la laicità statale è riportata nell’alveo suo proprio di rispetto della libertà di ciascuno di manifestare ed esprimere il proprio credo, senza che quest’ultimo possa essere impedito dallo Stato o da terzi, e senza che, correlativamente lo Stato o terzi possano imporne uno a scapito di altri.

Viene invece disconosciuta – mi pare – una laicità intesa come pretesa che lo Stato impedisca ogni forma di espressione esteriore e pubblica di una fede, piuttosto che di un’altra, in quanto possibile fattore di condizionamento della libertà religiosa altrui.

E’ stato sventato il tentativo di sopprimere definitivamente – sotto un falso concetto di rispetto umano – ogni dimensione religiosa nell’uomo. In questa forma più estrema è evidente che lo stato indifferente al fenomeno religioso finisce per coincidere con lo stato contrario al fenomeno religioso, sostituendo al fattore religioso la religione civile dell’assenza di simboli religiosi e – in generale – l’assenza esteriore della fede in ambito pubblico.

Mi pare fosse in gioco la stessa preminenza di un atteggiamento europeo di laicità o di laicismo.

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