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MORTE GIULIANI/ La giurista: la sentenza di Strasburgo è positiva per l’Italia

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La questione fondamentale rimane quella dell’articolo 2 che «sancisce l’obbligo di non privare nessuno della vita, a meno che non sia strettamente necessario». Su tale punto, la valutazione, alla Camera, era stata unanime: «il carabiniere aveva agito per legittima difesa. Anche secondo la Grande Camera si è trattato di legittima difesa, sebbene non vi sia stata, questa volta, l’unanimità, ma una maggioranza di 13 a 4». Perché un tale giudizio? «Il veicolo su cui si trovata la persona che ha sparato – dice la Ciampi - si stava ritirando, era sottoposto ad un attacco violento; i manifestanti erano numerosi, tiravano bombe molotov e altri oggetti. Il carabiniere, quindi, ha sparato e ha agito con un convincimento: che la propria vita e la propria integrità fisica e dei colleghi, fosse messa in pericolo». Il ricorso alla forza, poi, è stato proporzionato: «il colpo  è stato sparato dopo un avvertimento. Rimane un punto controverso: non è chiaro se effettivamente il proiettile sia stato deviato o se il carabiniere non abbia volutamente sparato al petto di Giuliani». 

La vicenda, a questo punto, può dirsi chiusa. «Sul piano internazionale non ci sono altri possibili sviluppi, la sentenza della Grande Camera è senza appello e definitiva», continua la docente. «Anche sul piano interno – aggiunge - trovo difficile ulteriori sviluppi, perché la via penale è preclusa, le indagini si sono chiuse con richiesta di archiviazione dal pubblico ministero, approvata dal giudice». Resta la via civile. «Dovrebbe essere – argomenta - un’azione civile di risarcimento del danno in cui l’illiceità della morte è tutta da provare, e con tutti questi precedenti penali e internazionali mi sembra una strada molto in salita. 

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