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SCUOLA/ Cosa ci insegna la guerra insegnanti-genitori scoppiata al "Parini"?

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Titola La Repubblica del 23 marzo nelle pagine di Milano: “Parini, troppi insulti dai genitori. Cinque insegnanti se ne vanno”. Nel liceo milanese sembra essere scoppiata una guerra fra genitori e insegnanti, ma la questione in gioco travalica le mura dell’edificio per riguardare la scuola tutta. Di là dalla vicenda specifica, l’occasione è buona per parlare dell’alleanza educativa fra genitori e insegnanti, facendolo qui secondo la prospettiva dei primi.

Solitamente si definisce alleanza il patto di unione fra due o più soggetti per il raggiungimento di uno scopo comune. Nel caso dell’alleanza educativa mi piace innanzitutto pensare che l’oggetto dell’alleanza riguardi il ragazzo tout court e la sua crescita, non solo la scuola e il successo scolastico in sé. Focalizzarsi esclusivamente su quest’ultimo fattore è già un errore di prospettiva che genera sovrapposizioni confuse e confondenti. La scuola non è né può essere l’unico ambito educativo dei ragazzi. Non è pertanto affatto opportuno che tutta l’attenzione si concentri sullo stesso punto. Gli alleati vittoriosi infatti spesso agiscono su fronti diversi senza sovrapporsi , anzi senza il rischio di scontrarsi proprio su quello stesso terreno su cui dovrebbero collaborare. Ma prima bisogna avere chiara la percezione che esistono terreni distinti per poter procedere in accordo.

Sono due le tentazioni che colpiscono alcune mamme e papà dentro una prospettiva di falsa alleanza, due tentazioni  del tutto speculari che tuttavia originano dallo stesso errore.

Come primo aspetto considero quell’intrusione nella scuola da parte dei genitori che vive della pretesa di controllare ogni aspetto della vita dei ragazzi, all’interno di una presunta esigenza di tutela e vigilanza per ciò che accade fuori casa. L’idea sottostante è che si debba vivere in continua difesa e che l’unico detentore delle istanze del ragazzo così come l’unico reale conoscitore dei suoi pensieri e delle sue esigenze sia il genitore stesso. Entrare in una logica di puro sindacalismo porterà il genitore ad una eccessiva ingerenza nella vita scolastica del suo ragazzo e dell’istituto stesso. Ciò che si presenta all’esterno come dedizione  e passione di mamme e papà, capace di suscitare in qualcuno anche una certa ammirazione per l’attivismo che ne consegue, in realtà può muovere da istanze interne di controllo e mancata fiducia verso l’altro. Ben diversa è invece una partecipazione attiva all’interno degli spazi pensati per la presenza dei genitori dove poter anche contrastare, se necessario, eventuali atteggiamenti di qualche insegnante che meritano di essere corretti e civilmente ripresi. Per una giusta difesa del ragazzo.



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COMMENTI
24/03/2011 - Se il dirigente scolastico "ignora" le procedure (Anna Di Gennaro)

Anche il Corriere di oggi riporta l'intricata vicenda. E’ impossibile stabilire dal testo dell’articolo se si tratti di un caso medico piuttosto che disciplinare. Occorre pertanto andare a fondo della questione procedendo con la richiesta di un accertamento medico d’ufficio proprio a tutela dell’insegnante. La questione non consiste nel cercare chi abbia ragione e chi torto o peggio mandare un'ispezione, secondo i consigli del sindacato, che non c'entra proprio. La gestione del conflitto non tiene conto del possibile disagio psicofisico. Infatti, vi si dice, "non risponde alle domande, assegna voti a casaccio e prende in giro gli studenti in difficoltà". Non è dato di sapere da quanto tempo accadono questi eventi sentinella e il datore di lavoro, secondo D.L. 81/08 in materia di SLC, dovrebbe attivarsi per tutelare la salute dell'insegnante e al contempo dell'utenza.