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SCUOLA/ Cosa ci insegna la guerra insegnanti-genitori scoppiata al "Parini"?

Pubblicazione:giovedì 24 marzo 2011

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La seconda tentazione per un genitore consiste invece nell’appaltare all’istituto scolastico l’educazione del figlio. La scuola viene quindi vista come un corsificio, con funzione vicaria alla presenza familiare, da cui pretendere ogni tipo di cosiddetta educazione: educazione alimentare, stradale, all’affettività, alla manualità. E’ solo un apparente prendere le distanza dalla scuola, un apparente lasciar fare, perché prima o poi si verrà a chiedere il conto reclamando il mancato successo di un progetto utopico e impossibile a darsi.

In entrambi i casi assistiamo all’errore di ipertrofizzare la scuola quale unico ed esclusivo luogo di esperienza del figlio.

Per scardinare queste due posizioni dobbiamo rifarci al concetto di affidamento, che nella sua radice richiama quello di fiducia. Ma perché vi sia fiducia, in questo caso nella scuola e negli insegnanti, occorre che prima vi sia una scelta consapevole.

La scuola in cui far trascorrere così tanto tempo ai figli, sia essa statale o paritaria,deve essere sempre scelta con cura e cognizione di causa; non può ad esempio essere condizionata da puri fattori di comodità logistica, ovviamente laddove possibile e nei limiti del ragionevole, o da una certa fama di “serietà”.

E’ all’interno di questa scelta consapevole e ragionata  che si origina poi l’alleanza educativa dove, nel rispetto dei ruoli e degli ambiti, gli adulti collaborano per una crescita del giovane nella totalità dei suoi aspetti. Il successo scolastico è infatti solo uno, e forse nemmeno il principale sebbene sempre così sotto i riflettori, dei modi con cui si esprimono le potenzialità dei ragazzi e anche la loro successiva funzione sociale.

Da questa alleanza genitori ed insegnanti potranno arricchirsi di reciproche e distinte visioni del ragazzo, colto in ambiti diversi dall’una e dall’altra figura. Conoscere cosa e come sta vivendo il ragazzo a casa e fuori scuola è il modo più semplice per un insegnante per comprendere meglio la situazione, così come apprendere di certi comportamenti e atteggiamenti in classe rappresenta per il genitore l’occasione per guardare al “suo” ragazzo magari in modo diverso. Occorre però una fiducia reciproca abbandonando atteggiamenti di chiusura o pregiudizialmente difensivi.


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COMMENTI
24/03/2011 - Se il dirigente scolastico "ignora" le procedure (Anna Di Gennaro)

Anche il Corriere di oggi riporta l'intricata vicenda. E’ impossibile stabilire dal testo dell’articolo se si tratti di un caso medico piuttosto che disciplinare. Occorre pertanto andare a fondo della questione procedendo con la richiesta di un accertamento medico d’ufficio proprio a tutela dell’insegnante. La questione non consiste nel cercare chi abbia ragione e chi torto o peggio mandare un'ispezione, secondo i consigli del sindacato, che non c'entra proprio. La gestione del conflitto non tiene conto del possibile disagio psicofisico. Infatti, vi si dice, "non risponde alle domande, assegna voti a casaccio e prende in giro gli studenti in difficoltà". Non è dato di sapere da quanto tempo accadono questi eventi sentinella e il datore di lavoro, secondo D.L. 81/08 in materia di SLC, dovrebbe attivarsi per tutelare la salute dell'insegnante e al contempo dell'utenza.