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Cronaca

ANGELO BAGNASCO/ Il testo della prolusione del presidente della Cei all'apertura del Consiglio Episcopale

Il testo della prolusione del caridnale Angelo Bagnasco all'apertura oggi del Consiglio Episcopale. Tra i temi, l'eutanasia, la Libia e l'Italia. Il consiglio si concluderà il 31 marzo

Il cardinale Bagnasco all'apertura del Consiglio Episcopale, foto AnsaIl cardinale Bagnasco all'apertura del Consiglio Episcopale, foto Ansa

Il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto oggi i lavori el Consiglio Episcopale Permanente che si chiuderanno il 31 marzo. Nel suo discorso, che riportiamo integrale, Bagnasco ha toccato vari temi. Tra questi, il tema del testamento biologico: “Una legge sulle dichiarazioni anticipate di fine vita è necessaria e urgente” ha detto. Servomo regole che siano di garanzia per persone fatalmente indifese, ha poi aggiunto. A proposito della Libia, facendo eco a quanto detto da papa Benedetto, ha chiesto che si fermi l'uso delle armi, perché la strada della diplomazia è sia giusta che possibile. Deve essa essere una premessa e una condizione per una via africana verso il futuro. Ha parlato anche del problema dei profughi e infine parlando dell'Italia ha detto che il nostro Paese ha estremo bisogno di ricomporsi.


Il testo integrale della prolusione del cardinale Bagnasco


Venerati e Cari Confratelli,

in nomine Domini: abbiamo invocato il nome del Signore per identificare la giusta prospettiva dei lavori di questa sessione primaverile del Consiglio Permanente, avendo sullo sfondo eventi cari al nostro popolo, o che interessano popoli fratelli. La riflessione che qui avviamo vorrebbe attivare pensieri e accendere speranze più forti delle preoccupazioni che pure li attraversano. È tutta la comunità cristiana ad essere in qualche modo chiamata a ponderare le situazioni nelle quali si incarna l’annuncio del Vangelo e che ad un tempo interpellano la coscienza di noi Pastori.

Il nostro pensiero, e soprattutto la nostra preghiera, in queste settimane si sono insistentemente rivolti a Dio, in particolare per il popolo giapponese duramente colpito da un violento sisma e ancor più devastante tsunami. Nell’ora più grave, i giapponesi hanno dato al mondo una lezione formidabile di compostezza, determinazione e solidità. È quella che, con espressione efficace, è stata definita «la disciplina del dolore». Dolore che comunque siamo chiamati ad alleviare con i mezzi in nostro possesso. Quanto ancora ci è possibile fare, tramite la Caritas e in collegamento con la Conferenza episcopale locale, lo faremo; sicuri come siamo che ogni italiano avverte il Giappone vicinissimo oggi al proprio cuore. A fronte di un simile cataclisma, dovremmo riscoprire tutti il senso della nostra costitutiva finitezza, della intrinseca fragilità delle cose, e quindi sentirci più umili, più vicini, più solidali.

1. Questa convocazione è al centro del tempo quaresimale, per antonomasia tempo «forte» perché «propizio» alla conversione a cui apre (cfr Benedetto XVI, Omelia del Mercoledì delle Ceneri, 9 marzo 2011). Il Messaggio che per l’occasione il Santo Padre ha indirizzato alla comunità credente mette in evidenza «il nesso particolare» che lega il Battesimo alla Quaresima «come momento favorevole per sperimentare la Grazia che salva» (n. 1). «Il fatto che nella maggioranza dei casi – osserva il Papa – il Battesimo si riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie forze» (ib). Vitae spiritualis ianua - «vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito»-, dice del Battesimo il Catechismo della Chiesa Cattolica (1213), evento cioè in forza del quale avviene «l’incontro con Cristo che informa tutta l’esistenza del battezzato, gli dona la vita divina e lo chiama ad una conversione sincera […], che lo porti a raggiungere la statura adulta del Cristo» (Messaggio cit.). Di questo itinerario finalizzato alla Pasqua di Risurrezione, il Papa indica le tappe fondamentali, simboleggiate negli elementi battesimali intrinseci alla liturgia quaresimale e coincidenti con le narrazioni evangeliche delle singole domeniche secondo il Lezionario dell’Anno A. Tali letture riflettono al meglio il carattere originario di questo tempo, offrendo un percorso simile al catecumenato, come palestra di fede e di vita cristiana per compiere nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui. Lo sbocco coincide con l’ingresso nel «mistero», cioè nella conoscenza progressiva del piano nascosto nei secoli in Dio e che Dio stesso intende svelare ai suoi amici (cfr 1Col 1, 24-26): l’uomo è creato per la risurrezione e la vita che non muore, e non lui soltanto, ma anche il creato e la storia nelle sue esplicazioni più autentiche. Non c’è spazio per rimpianti né per nostalgie. «In linea di massima si può dire – scrive un autore orientale del XIV secolo – che la grazia infonde nell’anima la percezione dei beni divini: dando a gustare grandi cose, ne fa sperare di ancora più grandi e, fondandosi sui beni già ora presenti, ispira ferma fede in quelli ancora invisibili» (Cabasilas, La vita in Cristo, 721°, Classici Utet, 1971). Le pratiche tipiche del tempo quaresimale - il digiuno, l’elemosina, la preghiera - sono prove volte alla purificazione, in vista di un oltre, il passaggio cioè del Mar Rosso verso la Terra promessa, dall’infanzia all’adultità cristiana, conquista vera e non effetto automatico di un regalo che resta esterno a noi stessi. Con Dio si gioca sempre nel campo della libertà, e nulla può essere dato per scontato. «Il Battesimo non produce automaticamente una vita coerente: questa è frutto della volontà e dell’impegno perseverante di collaborare con il dono, con la Grazia ricevuta. E questo impegno costa, c’è un prezzo da pagare di persona» (Benedetto XVI, Lectio Divina nella visita al Seminario Romano Maggiore, 4 marzo 2011). Strana dunque l’idea che la conversione sia un atteggiamento di debolezza, per psicologie tristi. In realtà è il passaggio dall’opacità, dal grigiore, dall’ombra alla luce. Il Papa non attenua lo scarto: per attuare una conversione profonda bisogna lasciar operare dentro di noi una trasformazione che in realtà solo l’azione dello Spirito può compiere per davvero, grazie alla nostra quotidiana disponibilità per giungere ad «orientare la nostra esistenza secondo la volontà di Dio, liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Dio» (Messaggio cit., n. 3). Nel cammino liturgico verso la Pasqua, quest’anno Papa Benedetto XVI ha offerto alla Chiesa un altro aiuto, promesso e atteso: la seconda parte del suo libro su Gesù di Nazaret. L’itinerario del testo, che congiunge “l’esegesi della fede” e “l’esegesi storica” completandole con le grandi intuizioni dell’esegesi patristica, va dall’ingresso di Gesù in Gerusalemme fino alla risurrezione. La temperatura delle pagine è sempre alta e vibrante pur nella pacatezza sobria della parola: la lettura attenta e continua prende l’intelligenza e alimenta la meditazione dell’anima, diventa occasione dell’incontro con Gesù, nutre la fede. Non sono forse queste le premesse e le condizioni per quel cammino di conversione a cui la Quaresima chiama e sollecita? Siamo grati a Benedetto XVI per questo dono, certi che porterà, con la grazia dello Spirito, frutti di luce e di amore.