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PERSECUZIONI/ L’esperto Usa: ho misurato la libertà religiosa, ecco quanto "vale"

Cristiani in Iraq, uno dei paesi dove ci sono persecuzioni religiose (Foto Ansa) Cristiani in Iraq, uno dei paesi dove ci sono persecuzioni religiose (Foto Ansa)

La negazione della libertà religiosa, come anche le persecuzioni, esistono in ogni regione del mondo, ma sono diventate la norma nell’Asia del Sud, in Medio Oriente e nell’Africa Settentrionale.

 

Queste situazioni derivano dalle posizioni dei vari governi o anche la società in generale si può ritenere responsabile?

 

Entrambi possono essere alla base della negazione delle libertà. Le pressioni sociali possono essere usate direttamente o come strumento di pressione sul governo per negare o ridurre la libertà religiosa. In alcuni casi, tuttavia, sono i governi che limitano le libertà religiose di gruppi che ritengono pericolosi.

 

Si possono intravedere diversi livelli nello stabilire una reale libertà religiosa all’interno di uno Stato: il sistema legislativo, la sua effettiva attuazione e la sua accettazione da parte della popolazione. Secondo la vostra ricerca, vi sono altri fattori e quali, comunque, sono i più importanti?

 

La grande maggioranza dei Paesi stabilisce la libertà religiosa nella Costituzione, perciò la promessa legale non è sufficiente per garantirla veramente. Come ogni libertà, anche quelle religiose sono fragili e a volta scomode. Molti vogliono queste libertà, ma non necessariamente per tutti, e talvolta, in effetti, la maggioranza si oppone alla protezione delle libertà, specialmente per la religione o per i gruppi di minoranza. Per questa ragione il rispetto di queste libertà ha bisogno di un forte appoggio da parte dei governi.

 

Questo porta alla questione di come lo Stato debba porsi nei confronti della religione. Per una vera libertà religiosa è necessaria la separazione tra Stato e religione? È un punto attualmente in discussione anche negli Stati Uniti.