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PERSECUZIONI/ L’esperto Usa: ho misurato la libertà religiosa, ecco quanto "vale"

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Cristiani in Iraq, uno dei paesi dove ci sono persecuzioni religiose (Foto Ansa)  Cristiani in Iraq, uno dei paesi dove ci sono persecuzioni religiose (Foto Ansa)

Quando Stato e religione non sono separate o una religione gode di una condizione privilegiata, la tentazione è di limitare la concorrenza religiosa. Perciò, la separazione tra Chiesa e Stato può aiutare a evitare queste forme di restrizione della libertà. Tuttavia, in questo caso lo Stato deve assumere un deciso impegno a sostenere le libertà religiose, altrimenti la religione dovrà prima o poi affrontare restrizioni ancora maggiori. Sotto questo profilo, l’esempio più evidente è dato storicamente dai Paesi comunisti.

 

Anche dove si proclama la libertà religiosa, spesso un punto critico rimane la possibilità di proselitismo. È concepibile una reale libertà religiosa senza il diritto di comunicare la propria fede e senza la libertà di conversione?

 

Proibire qualunque forma di proselitismo significa negare sia la libertà religiosa, sia la libertà di parola.

 

Quindi la libertà religiosa è un fattore non di conflitto, ma di pace. Secondo lei, come possono essere evitati i problemi che, per esempio in Europa, vengono posti da una società multiculturale? La coesistenza di diverse religioni è un problema spesso più culturale che strettamente religioso. Cosa ne pensa?

 

Se le libertà sono concesse a tutte le religioni e tutte sono poste nelle stesse condizioni, questo aiuta a disinnescare potenziali conflitti e a favorire uno scambio aperto. I risultati della nostra ricerca sono straordinariamente a sostegno del legame tra le libertà religiose e la riduzione dei conflitti di religione.



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