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FINE VITA/ Nathanson: io, "padre" dell'aborto Usa, oggi dico che va contro la nostra libertà

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Non è stata un’epifania. È stato un processo molto lento. È successo nel giro di diversi anni e mi ha richiesto uno sforzo significativo in termini di pensiero e di sentimento e tale processo non si è ancora concluso. Devo ancora lavorarci su. Questo processo è infinito, non ha fine. L’inizio è diverso per ciascuno di noi, ma alla fine tutte le strade ci portano all’unica meta - almeno noi ci tentiamo.

 

Cos’è la verità per lei?

 

Non sempre ho cercato la verità. L’ho fatto solo nell’ultima parte della mia vita. Ho vissuto la prima metà di essa sotto l’influsso di motivi edonistici. Poi ho cambiato. La filosofia è la ricerca della verità, ma la verità giace al fondo di un abisso senza fondo. Sembrerebbe che la verità non è assoluta, come se ci fosse “la mia verità e la tua verità”. Ma c’è tuttavia una verità profonda ed eterna: la vita stessa.

 

Lei direbbe che il fatto che ogni essere umano è destinato ad amare e ad essere amato è una verità universale?

 

Sì, questo è certamente universale. Noi siamo mancanti come esseri umani, il nostro modo di sentire e pensare la realtà è difettoso. E potrebbe anche succedere che arriviamo al punto di annientarci prima di riuscire ad amarci gli uni gli altri.

 

Lei pensa che la discussione sull’aborto o su altre questioni relative al rispetto per la vita possano essere affrontate adeguatamente con un giudizio che viene esclusivamente dal punto di vista della ragione, senza tirare in ballo la religione?


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