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Cronaca

LETTERA/ Il male di Nicola e quel morso del vuoto che sfida il ricco Nord-est

FRANCESCO JORI ci racconta un episodio che mostra come i giovani, in una terra ricca come il Nordest, domandino un benessere che va ben oltre il Pil

Foto AnsaFoto Ansa

Ha chiuso la sua vita ad appena 18 anni, alle 3 di notte; come tanti prima di lui. Ma stavolta gli amici che gli erano stati compagni di strada non si sono rassegnati a mettere il silenziatore alle loro emozioni, o al massimo a scioglierle nell’alternanza tra un battimani e una lacrima davanti alla bara. Hanno scelto di affidarle a Facebook, ed è stato uno straripare: perché quel tam-tam elettronico ha coinvolto rapidamente oltre 400 persone.

Nicola, ragazzo padovano morto in un incidente stradale mentre tornava a casa in macchina, ha perso la vita su una strada che i suoi amici hanno trasformato in un simbolo: “Troppe banalità, troppi stereotipi, troppe pseudo carriere future, insomma troppi imbrogli hanno cercato di eliminare le sue passioni, prima ancora che ci riuscisse una strada dimenticata dagli uomini, senza segnali, senza illuminazione senza regole e senza futuro”.

Per una volta, è una storia che appartiene a un copione diverso da quello cui è abbonato il Nordest degli stereotipi: di cui si parla solo per i grandi, di età e di portafoglio; quelli che vivono di Pil; quelli che producono ricchezza; quelli che sono tutt’uno con la produzione. “È tempo che gli adulti inizino ad assumersi le responsabilità di questo mondo nel quale i giovani da soli non possono che soccombere”, sollecitano gli amici di Nicola. Il quale, aggiungono, “come in mille altre esperienze di vita ha cominciato a essere uomo affrontando la grande distanza tra i suoi sogni, le sue aspirazioni, le sue speranze e un mondo adulto che offriva troppo benessere materiale in cambio di valori, troppe illusioni al posto di sicurezze e troppa faciloneria al posto di regole”.