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LETTERA/ Il male di Nicola e quel morso del vuoto che sfida il ricco Nord-est

Pubblicazione:mercoledì 9 marzo 2011

Foto Ansa Foto Ansa

E che ci consegna un testamento eloquente: “Non si può pretendere che i giovani costruiscano da soli sicurezze, canoni e regole, mentre troppa parte del mondo adulto, dai piccoli e dai grandi livelli, rivendica il mito della ricchezza a tutti i costi e il dissolvimento relativistico della dignità delle donne e degli uomini. Non ci può essere salvezza per questa terra e per questo Paese, se gli adulti non prendono atto del fallimento del relativismo consumistico e non accettano l’idea che solo i giovani ormai possono salvare il nostro futuro”.

 

Parole forti, pronunciate come sono da una terra dove “il mito della ricchezza a tutti i costi” ha finito per diventare la bussola di una società che si è scordata dei propri antichi valori. Sono soprattutto i ragazzi del Nordest a sentire su di sé la morsa del vuoto, spiegava qualche tempo fa un rapporto del Censis. Un’altra ricerca segnala che un adolescente su tre dichiara di non avere alcun modello di riferimento, e solo il 5% lo trova nei genitori; sette ragazzi su dieci hanno paura della sofferenza interiore, sei su dieci della solitudine.

 

Così, per esorcizzare il silenzio in cui sono immersi e di cui sono prigionieri, hanno bisogno di affidarsi al frastuono della discoteca o al cicaleccio dello spriz. L’hanno chiamata giustamente “la generazione invisibile”, perché non riesce né a essere vista, né a farsi vedere. E che si è trovata, non per sua scelta, a vivere in un tempo sospeso, dominato dalla logica del “non più e non ancora”, specializzato nel fare sterminio del passato e nel vaporizzare il senso del futuro.


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