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IL CASO/ Una bara e un testamento bastano a "sconfiggere" la morte?

Pubblicazione:lunedì 18 aprile 2011

Un visitatore del Salon de la mort prova una bara (Foto Ansa) Un visitatore del Salon de la mort prova una bara (Foto Ansa)

Il dibattito sul fine vita vuole esorcizzare la morte perché non ne capisce più il senso: non se ne deve parlare, deve arrivare subitanea e indolore, preferibilmente nel sonno (così si legge in tutte le interviste dei Vip sui giornaletti per teenagers). Non deve esistere. Ma siccome è per natura dotata di libertà e sorpresa, non si accetta se non trasformandola in qualcosa che io gestisco come mi pare, quando lo dico io, come lo dico io; proprio come la società occidentale ha fatto per i figli, altro esempio di libertà che ora non si sa più gestire (e infatti si fanno scomparire).

Testamenti biologici, direttive, eutanasia, suicidi assistiti, per non guardare la morte in faccia; mentre è proprio dell’uomo e della donna voler assaporare e abbracciare la propria vita, di cui la morte è parte; non fuggirla. Invece, la cultura postmoderna ci vuole tutti angosciati e impauriti, al pensiero di medici folli che ci legheranno agli strumenti di terapia medica e da cui possiamo liberarci solo dichiarando di voler assolutamente, liberamente, improrogabilmente morire.

Una vecchia storiella racconta di un marito che disse alla moglie: “Se un giorno vedrai che la mia vita è dipendente da strumenti elettronici e che vado avanti a forza di liquidi, spegni le macchine e toglimi l’idratazione”. La moglie lo guardò bene, ci pensò un attimo, poi… gli spense la tv e gli tolse la birra. Forse chi vuol far credere che guardare in faccia la morte non ha senso, vuole dimenticare di star vivendo lui stesso una vita senza senso.



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COMMENTI
18/04/2011 - Guardare la morte in faccia (claudia mazzola)

Mi domando perchè ci si stupisce tanto della paura di morire, è normale, è così bello stare in vita. Io ho avuto davanti agli occhi malati terminali: nessun testamento, nessun "lasciatemi morire" ma nello sguardo solo la voglia di vivere ancora.