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NUCLEARE/ Italia, suicidio atomico?

Pubblicazione:mercoledì 20 aprile 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 6 giugno 2011, 18.44

Energia nucleare, addio per sempre? (Ansa) Energia nucleare, addio per sempre? (Ansa)

Diciamolo pure, in modo chiaro: il referendum non è lo strumento più adeguato per fare politica energetica. Una politica che all’Italia manca ormai da troppo tempo. Tanto più non è adeguato quando questo capita a ridosso di eventi seri e drammatici quali un incidente nucleare, o una crisi internazionale e una guerra civile come quella libica.
L’energia è certamente uno dei beni fondamentali per un paese, ormai ce ne siamo accorti tutti. Indispensabile per andare avanti e garantire lavoro, salute, sicurezza, benessere. Servirebbe una seria riflessione e una decisione politica di strategia su questo tema, ben ponderata e condivisa, di lungo termine come richiede la stessa natura del problema energetico. Di certo non emotiva o peggio basata su giochi di opportunità politica. Una buona occasione per dimostrare la reale consistenza di chi ha a cuore il bene comune, non a parole.
Vista dopo un trentennio, l’Italia appare come una nazione che ha deciso di non impostare o guidare una politica energetica, lasciandola al solo “mercato”. Che ha risposto scegliendo la cosa più semplice, più remunerativa e meno rischiosa (per chi investiva): i combustibili fossili, gas in primis. Così che ne dipendiamo per oltre l’85%, e praticamente tutto dall’estero, unici tra i paesi più industrializzati. Il risultato netto è che oggi abbiamo il costo dell’elettricità più alto d’Europa, nonostante si abbia un parco impianti tra i più efficienti. E molte imprese da questi costi risultano decisamente penalizzate.
E dove non ci ha pensato il “mercato”, lo Stato ha avviato sì politiche, ma di sussidi, ad esempio sugli scarti di raffineria e su alcune fonti rinnovabili, che oggi si dimostrano economicamente non più sostenibili nel medio-lungo periodo.
Allora è un bene che il referendum non si faccia. Rischiavamo di ripercorrere lo stesso errore di 24 anni fa, quando (unici al mondo, conviene ricordarlo) decidemmo di spegnere le nostre centrali nucleari, di chiudere un intero settore industriale, di abbandonare una tecnologia, di accollare ai cittadini il costo della scelta e di dipendere ancora di più dal petrolio e soprattutto dal gas di altri paesi (Iran, Libia, Algeria, Russia; e oggi vediamo bene cosa significhi in termini di sicurezza di approvvigionamenti e di legami politici obbligati). E, ironia della sorte, dipendere anche dalla stessa energia nucleare che importiamo sotto forma di elettricità dai vicini francesi, svizzeri, sloveni, in percentuale tutt’altro che trascurabile.


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COMMENTI
20/04/2011 - Una politica energetica seria (Marco Claudio Di Buono)

la mia opinione è: 1-occorre una politica energetica nazionale da inserire in un contesto europeo e internazionale. 2-la fissione nucleare è vecchia e pericolosa. 3-non possiamo continuare a dipendere solo dai combustibili fossili e quindi dai loro produttori. 4-se le energie alternative non sono sufficienti o non sono economicamente convienienti, vanno migliorate, dobbiamo avere diverse opportunità tecnologiche. 5- non sarebbe stato meglio che dal 1987 ad oggi avessimo investito nella fusione nucleare che è più pulita e illimitata? 6- invece di spendere 20 miliardi di euro per fare centrali nucleari a fissione, spendiamoli nella ricerca e arriviamo alla fusione nucleare. Io uso la ragione e il sentimento, insieme.