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NUCLEARE/ Italia, suicidio atomico?

Pubblicazione:mercoledì 20 aprile 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 6 giugno 2011, 18.44

Energia nucleare, addio per sempre? (Ansa) Energia nucleare, addio per sempre? (Ansa)

È evidente che l’ultima decisione del governo di abrogare gli articoli di legge riferiti alla costruzione di nuove centrali, per eliminare il referendum, ha due giustificazioni. Da una parte, più che un ripensamento sulla scelta industriale per il paese, sembra una possibilità lasciata aperta, per il prossimo futuro. Forse a dopo la verifica sulla sicurezza dei reattori in funzione in Europa e anche di quelli di nuova generazione che si voleva costruire in Italia, e a tempi più ragionevoli. Ma per mantenere in vita questa opzione e impostare un confronto serio non si potrà solo attendere tempi migliori. Serviranno azioni concrete e di lungo periodo, di condivisione e di informazione.
Dall’altra, appare una scelta di opportunità politica per ridurre i contraccolpi di Fukushima sulle prossime elezioni amministrative, ed anche per evitare il suo effetto di trascinamento al voto referendario, che oltre all’acqua pubblica vede il quesito sul legittimo impedimento.
A questo stato di cose, il paese è giunto costretto dall’ideologia anti-nucleare che si è risvegliata dopo oltre vent’anni di decadimento post-Chernobyl. E che, oggi molto peggio e differentemente da allora, ha completamente obnubilato la realtà e le proporzioni di un evento catastrofico, naturale e tecnologico, comunque umano (sono infatti gli stessi uomini che hanno costruito i ponti e le case e le dighe e le industrie crollate e spazzate via, ma anche i grattacieli e le centrali nucleari che sono rimaste in piedi dopo sisma e tsunami; per tutti, loro e noi, rimane intatta la domanda di senso). Una posizione ideologica opportunistica ed istintiva, come quella di chi ha proposto il referendum per meri motivi di guadagno politico, trovandosi poi a cavalcare l’onda di uno tsunami mediatico, con la corresponsabilità di quei media che tale tsunami hanno generato, incuranti del reale dramma del popolo giapponese ma interessati solo al tornaconto immediato in termini di audience o in termini politici (tralasciando l’enfasi e la qualità tecnica e scientifica delle notizie sul nucleare, ci si limiti al confronto dei minutaggi dedicati dalla NHK, televisione di stato giapponese, all’emergenza nucleare e alla descrizione della situazione generata da sisma e tsunami nel resto del paese, e li si compari con i minutaggi dei media italiani dedicati all’apocalisse nucleare: inquietante).
E forse, costretto anche dall’insipienza di una parte del governo e degli organismi statali che hanno perso parecchio tempo nella realizzazione di alcuni passaggi chiave (si pensi al ritardo di oltre un anno nell’avvio dell’Agenzia di Sicurezza, o alla fase di comunicazione e informazione che non è mai partita, o alla discussione e presentazione della strategia energetica e nucleare, che non ha visto la luce).
Buona parte del mondo industriale ed anche diverse organizzazioni sindacali aspettavano la riapertura dell’opzione nucleare quale contributo alla ripresa lavorativa, economica e tecnologica del paese. La possibilità ora sembra svanita, speriamo sia solo sospesa. Ma il problema nucleare ed energetico rimane e deve essere affrontato. Non è stato spazzato via col referendum. Chi si sente responsabile si faccia avanti, con argomenti e proposte.



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COMMENTI
20/04/2011 - Una politica energetica seria (Marco Claudio Di Buono)

la mia opinione è: 1-occorre una politica energetica nazionale da inserire in un contesto europeo e internazionale. 2-la fissione nucleare è vecchia e pericolosa. 3-non possiamo continuare a dipendere solo dai combustibili fossili e quindi dai loro produttori. 4-se le energie alternative non sono sufficienti o non sono economicamente convienienti, vanno migliorate, dobbiamo avere diverse opportunità tecnologiche. 5- non sarebbe stato meglio che dal 1987 ad oggi avessimo investito nella fusione nucleare che è più pulita e illimitata? 6- invece di spendere 20 miliardi di euro per fare centrali nucleari a fissione, spendiamoli nella ricerca e arriviamo alla fusione nucleare. Io uso la ragione e il sentimento, insieme.